Famiglia nel bosco: ultimi sviluppi, i 50 mila euro, i video di “cura spirituale” e la strategia della difesa

264

La vicenda della famiglia anglo-australiana che ha scelto di vivere in un bosco a Palmoli continua a far discutere. Nelle ultime ore si sono intensificate polemiche, dichiarazioni contrastanti e nuovi dettagli emersi sia sul piano economico sia su quello legale.

Allontanamento dei figli e motivazioni dei giudici

Il Tribunale per i Minori ha disposto l’allontanamento dei tre bambini dall’abitazione nel bosco, giudicata non idonea a garantire condizioni di sicurezza, igiene e stabilità. I piccoli sono stati trasferiti in una comunità educativa, dove resteranno insieme alla madre per un periodo di osservazione. Le autorità hanno ritenuto necessarie verifiche medico-sanitarie, scolastiche e psicologiche che finora non sarebbero state svolte in modo regolare.

La richiesta dei 50 mila euro

Al centro delle polemiche è finita la richiesta della famiglia: 50 mila euro per ciascun figlio come condizione per permettere alcuni accertamenti medici. Il padre ha definito la cifra un “contratto condizionale”, sostenendo che voleva essere una tutela contro eventuali danni derivanti da procedure considerate invasive.
La difesa, invece, ha ridimensionato l’episodio parlando di una provocazione nata in un clima di tensione, chiarendo che la famiglia non intende rifiutare ogni visita medica, ma solo quelle ritenute traumatiche.

Il passato della madre come “curatrice spirituale”

Nuove discussioni sono nate attorno alla figura della madre, che negli ultimi anni ha realizzato contenuti online presentandosi come curatrice spirituale. Nei video affrontava temi di benessere e crescita interiore, spesso coinvolgendo anche i figli. Parte di queste produzioni sarebbe stata monetizzata attraverso piattaforme digitali, contribuendo al mantenimento della famiglia e al loro stile di vita “off-grid”. Questo aspetto ha sollevato interrogativi sulla reale esposizione dei bambini e sul ruolo dei contenuti online nella vita quotidiana del nucleo familiare.

La linea della difesa

L’avvocato della famiglia ha annunciato un ricorso contro la decisione di allontanamento, sostenendo che i genitori sono stati penalizzati per la scelta di uno stile di vita alternativo, basato sull’autosufficienza, sull’istruzione parentale e su un’abitazione ancora in via di completamento.
La difesa contesta inoltre che la famiglia avesse mostrato totale chiusura verso le istituzioni, spiegando che i genitori avrebbero accettato esami non invasivi e che gli iter scolastici sarebbero stati regolarmente avviati.

Lo stato emotivo dei bambini

Nonostante lo shock iniziale, secondo il legale i bambini si stanno adattando alla nuova situazione. Il padre ha potuto far pervenire loro vestiti ed effetti personali, mantenendo un contatto affettivo attraverso gli incontri consentiti. I genitori ritengono che i figli siano consapevoli del percorso intrapreso e che comprendano la posizione della famiglia.

Reazioni e opinione pubblica

La vicenda ha generato un acceso dibattito nazionale. Da un lato, alcune voci politiche hanno accusato le istituzioni di aver esagerato, sottraendo i bambini a una famiglia che avrebbe semplicemente scelto un modello di vita diverso.
Dall’altro, molti difendono l’operato dei giudici, evidenziando che le condizioni abitative e l’assenza di controlli sanitari regolari richiedessero un intervento strutturato per la tutela dei minori.
Nel frattempo, migliaia di persone hanno firmato una petizione a sostegno della famiglia, contribuendo a rendere il caso un tema di interesse pubblico nazionale.

Articolo precedente Calabria, arrivate le prime nevicate significative sui rilievi: fino a 15 cm sulla Sila
Articolo successivoLa Calabria sostiene le “Clementine Antiviolenza”: patrocinio della Commissione Pari Opportunità e audizione per Confagricoltura