Gioia Tauro, assolto lavoratore portuale dopo anni di processi: “Il fatto non sussiste”

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Si chiude dopo anni di processo la vicenda giudiziaria legata a un presunto caso di truffa su un infortunio sul lavoro: assolto il lavoratore con formula piena.

Si chiude la vicenda che ha coinvolto Santo Rottura, lavoratore del porto di Gioia Tauro e delegato Filt Cgil, assolto con la formula “perché il fatto non sussiste”.

La vicenda trae origine da un infortunio sul lavoro avvenuto nel 2019, mentre Rottura svolgeva le proprie mansioni di rizzatore nel porto di Gioia Tauro. L’evento era stato regolarmente riconosciuto e indennizzato dall’INAIL, a seguito di visite mediche, esami e accertamenti specialistici, e aveva comportato un lungo periodo di assenza dal lavoro.

Nonostante il riconoscimento dell’infortunio, la società Sea Work Service s.r.l. aveva deciso non solo di procedere con il licenziamento, ma anche di presentare querela, mettendo in dubbio la genuinità dell’evento e ipotizzando una simulazione dello stato di infortunio. A supporto di tale tesi erano state attivate anche indagini investigative private, con l’accusa di violazione del vincolo fiduciario.

Nel procedimento davanti al Tribunale di Palmi, Santo Rottura – assistito dall’avv. Sabina Pizzuto – ha visto riconosciute le proprie ragioni. Il giudice ha dichiarato il licenziamento illegittimo in entrambe le fasi del rito Fornero, disponendo la reintegrazione nel posto di lavoro e la condanna della società al pagamento delle retribuzioni maturate e dei contributi.

Nel corso del giudizio è emerso come le immagini e le relazioni prodotte dagli investigatori non dimostrassero alcuna simulazione, ma documentassero esclusivamente attività quotidiane compatibili con il quadro clinico certificato e con un percorso di recupero funzionale. Parallelamente, gli accertamenti sanitari e le valutazioni dell’INAIL hanno confermato la reale esistenza della lesione e la conseguente inabilità temporanea alle mansioni.

Sul piano penale, a seguito della querela presentata dal datore di lavoro, Rottura – difeso dagli avvocati Caterina Prestileo e Sabina Pizzuto – era stato chiamato a rispondere dell’accusa di aver prolungato artificiosamente lo stato di infortunio per ottenere indebiti vantaggi economici.

La sentenza di assoluzione ha però escluso ogni responsabilità, stabilendo che non vi è stata alcuna truffa, nessun falso e nessun comportamento fraudolento. La formula “perché il fatto non sussiste” sancisce infatti l’inesistenza del fatto contestato.

Con questa decisione si chiude definitivamente una lunga vicenda giudiziaria che ha coinvolto il lavoratore su più fronti, sia disciplinare che penale. Dopo anni di contenzioso, viene meno ogni accusa nei confronti di Santo Rottura.

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