Il pensiero del Giorno: Il virus e lo sconquasso degli equilibri mondiali

Se c’é una cosa che si squarcia fra le tante ombre in questo periodo, é senz’altro il cambiamento degli equilibri geo-politici mondiali.

Ma entriamo nel merito dell’argomento e affrontiamo con ordine i vari temi. Se c’é un grande cambiamento inter-mondiale, il primo é quello che configura il rapporto sempre più complesso fra la Cina e gli Stati-Uniti.

La prima, potenza nascente che ambisce alla conquista del potere mondiale per quanto concerne il commercio e l’ampliamento delle sue zone di influenza attraverso il piano commerciale contenuto nel programma della “Via della Seta”.

A fare da contrafforte la vecchia e rediviva potenza statunitense che accusa con invettive assidue la Cina, rea di aver “diramato” il virus in laboratorio ed averne diniegato con l’ausilio dell’Oms la propria iniziale esistenza.

Negli Stati Uniti la crisi si acuisce sempre più con la disoccupazione che rischia di sfiorare il 25%. Mentre la Cina, dal canto proprio, pur avendo “riaperto” i gangli nevralgici del paese nel post-emergenza, ravvisa a livello internazionale una minor fiducia e credibilità a seguito come suddetto della mancata allerta per l’arrivo del Covid-19. In questo climax di tensioni ascendente, si insinua l’Unione Europea, la quale con le proprie future e improrogabili riforme dovrà cogliere l’attimo fuggente che la crisi offre, per avere un ruolo sempre più cruciale all’interno dei nuovi scacchieri ed equilibri mondiali che si creeranno nel post-emergenza.

Se l’Europa, non attuerà le riforme idonee e non coglierà l’attimo, resterà infatti, attorta nel suo isolato orticello anonimo.

Mentre sempre più rovente diverrà la disfida fra gli Stati-Uniti e la Cina, che entrerà nel momento topico nei prossimi mesi, anche a causa della tornata elettorale statunitense, e che con tutta probabilità, vedrà Trump attaccare con sempre più ardore l’astioso avversario da combattere ad ogni costo: la Cina. Come? A colpi di dazi od isolazionismo economico? Lo scopriremo solo vivendo. Ai posteri l’ardua sentenza.

Francesco Grossi