Operazione Italia che lavora, tutti i dettagli sugli arresti a San Luca

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Nelle prime ore della mattina del 4.2.2014, in San Luca (RC), Benestare (RC), Vibo Valentia (VV) e Lanciano (CH), militari del Gruppo Carabinieri di Locri, con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria” di Vibo Valentia e dei Comandi Arma territorialmente competenti, hanno dato esecuzione a 11 ordinanze di custodia cautelare (di cui 9 in carcere e 2 agli arresti domiciliari) emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della DDA reggina , nei confronti di altrettante persone (6 delle quali già detenute per altra causa) a vario titolo indagate per associazione di tipo mafioso, illecita concorrenza volta al condizionamento degli appalti pubblici, frode nelle pubbliche forniture e furto di inerti, con l’aggravante di cui all’art. 7 L. 203/1991, avendo agito al fine di agevolare l’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta.

L’operazione (convenzionalmente denominata “Italia che lavora”[1]) trae origine da un’indagine avviata nel 2005 – anche con l’ausilio di attività tecniche – dalla Stazione Carabinieri di San Luca (RC), in cui sono confluite le risultanze di altri impegni investigativi condotti dall’Arma dei Carabinieri (“Crimine”, “Reale”, “Saggezza”, “Metano a San Luca”), che ha consentito di accertare l’appartenenza alla “locale” di San Luca di 3 imprenditori edili del luogo, i quali, unitamente ai rimanenti indagati, hanno posto in essere atti di concorrenza sleale volti al controllo o comunque al condizionamento dell’aggiudicazione e dell’esecuzione degli appalti pubblici banditi in quel centro.

In particolare, attraverso il monitoraggio di 9 appalti pubblici banditi dal Comune di San Luca, dalla Provincia di Reggio Calabria e dalla Regione Calabria per opere da eseguirsi in quel centro per un ammontare complessivo di 5,5 milioni di €uro, è stato documentato l’accaparramento, diretto od indiretto, mediante atti di concorrenza sleale volti al controllo o comunque al condizionamento dell’aggiudicazione e della successiva esecuzione dei lavori. In sintesi, gli indagati, grazie alla loro caratura criminale, hanno stretto un accordo collusivo mirante – attraverso la fraudolenta predisposizione di offerte e/o attraverso rapporti di sub-appalto (lecito o illecito) dei lavori – all’imposizione esterna della scelta delle ditte destinate ad aggiudicarsi gli appalti o comunque a eseguire, di fatto, i lavori sulla base di una logica spartitoria dettata dagli equilibri mafiosi esistenti nel territorio di San Luca tra il 2005 ed il 2009.

Inoltre, in relazione ad uno degli appalti oggetto di monitoraggio, a quattro indagati sono stati contestati i reati di furto e frode in pubbliche forniture, avendo gli stessi, nel corso dell’esecuzione di un’altra opera pubblica che il “cartello” di imprese oggetto di indagine era riuscito ad accaparrarsi, impiegato materiale inerte, precedentemente asportato illecitamente da una fiumara, di tipo espressamente escluso dal capitolato speciale d’appalto per i lavori di consolidamento, perché vietato in quanto non soggetto a controlli di qualità.

 

Destinatari dei Provvedimenti

–    Mammoliti Francesco, classe 1949, allo stato detenuto presso la casa circondariale di Lanciano (CH);

–    Cosmo Antonio, classe 1974, da San Luca;

–    Cosmo Domenico, classe 1961;

–    Cosmo Giuseppe, classe 1977;

–    Costanzo Domenico, classe 1973, da San Luca;

–    Cosmo Antonio, classe 1947, sottoposto agli arresti domiciliari in Benestare;

–    Cosmo Francesco, classe 1959, da San Luca, sottoposto agli arresti domiciliari;

–    Nirta Antonio, classe 1956, attualmente detenuto presso la casa circondariale di Vibo Valentia,

    il primo capo cosca, i restanti “accoscati” alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca Mammoliti alias “Fischiante”;

–    Pelle Domenico, classe 1975,  detenuto presso la Casa Circondariale di Vibo Valentia, contiguo alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca Pelle alias “Gambazza”;

–    Stipo Francesco, classe 1949, da San Luca;

–    Stipo Antonio, classe 1983, da San Luca,

    imprenditori, rispettivamente, padre e figlio, entrambi contigui alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca Romeo alias “Staccu”.



[1] Il nome dell’operazione trae spunto dall’omonimo premio concesso all’impresa “Santa Venere” – riconducibile alla famiglia Pelle alias “Gambazza” – e a Nirta Antonio cl. 56, per la loro attività imprenditoriale “di successo” nel settore del movimento terra.

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