Rivelazioni di un pentito su Maria Chindamo: “Uccisa per punizione”

Emergerebbero nuove informazioni sulla scomparsa dell’imprenditrice di Laurena di Borrello, Maria Chindamo, avvenuta il 6 maggio del 2016, nelle campagne di Limbadi.

La donna, secondo alcune dichiarazioni, fatte alla Dda di Catanzaro, dal collaboratore di giustizia Antonio Cossidente, ex componente del clan dei Basilischi, in Basilicata, sarebbe stata uccisa per punizione perché si sarebbe rifiutata di cedere un terreno a Salvatore Ascone, indagato per l’omicidio dell’imprenditrice.

Ascone, proprietario della villetta che si trova davanti al cancello della tenuta agricola in cui è stata rapita e poi fatta sparire Maria Chindamo, era stato arrestato dai carabinieri di Vibo Valentia e dal Ros. L’arresto era stato fatto in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Vibo Valentia su richiesta della Procura della Repubblica. Gli era stato contestato il reato di concorso in omicidio. Indagati a piede libero per concorso in omicidio, anche Gheorge Laurentiu Nicolae, 30 anni, operaio romeno domiciliato a Limbadi, ed uno stretto congiunto di Salvatore Ascone all’epoca dei fatti minorenne. Secondo l’accusa, i tre avrebbero contribuito a cagionare la morte di Maria Chindamo manomettendo il sistema di videosorveglianza installato nell’abitazione di Ascone a Limbadi in località Montalto, difronte al cancello della tenuta agricola della Chindamo. In tal modo avrebbero impedito la registrazione delle immagini riprese dalla telecamera orientata sull’ingresso.