Violenza sessuale di gruppo su disabile, sei arresti a Reggio Calabria

Una normale sera di gennaio nella periferia di Reggio Calabria, si sta svolgendo una festa alla quale partecipano oltre 10 persone, si balla, si canta e si beve tanto alcool, ma quella che doveva essere una festa di compleanno si trasforma in una violenza sessuale di gruppo in danno di un ragazzo affetto da disabilità. E’ stato il coraggio di una madre a far emergere la triste vicenda. La donna, infatti, si rivolge ai Carabinieri della Stazione di Catona ai quali racconta il suo dramma di mamma costretta a scoprire, attraverso un video lasciato all’esterno della porta della propria abitazione, le violenze subite dal figlio, maggiorenne, ma affetto da disabilità con una invalidità pari all’85%. I Carabinieri della Stazione di Catona unitamente al Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Reggio Calabria, raccolta la denuncia hanno esaminato nel dettaglio le immagini consegnate dalla donna. Decine di minuti di filmati che immortalano una festa di compleanno avvenuta verso la fine di gennaio 2014, nella quale non tutti i partecipanti si erano divertiti anzi, uno degli invitati, era stato fatto oggetto di sevizie culminate con una violenza sessuale. Alla luce della gravità della situazione i Carabinieri hanno immediatamente avviato le indagini sotto la direzione della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, del Procuratore Aggiunto dott. Ottavio SFERLAZZA e del Sostituto Procuratore dott.ssa AMERIO. Gli sforzi principali sono stati indirizzati, sin da subito, nell’esame analitico dei filmati al fine di accertare le condotte criminose ed in particolare nella identificazione degli autori. Da una prima ricostruzione emergeva che tra i responsabili dei gravi fatti, almeno tre non si trovavano più a Reggio Calabria in quanto residenti nel Nord Italia, a quel punto partiva una vera e propria corsa contro il tempo per individuare con precisione i luoghi di residenza. Dopo qualche ora, grazie ad uno sforzo corale, con l’apporto significativo dei Carabinieri di Pavia, Brescia e Lodi, si riuscivano a localizzare i luoghi ove si trovavano gli indagati, a quel punto scattava simultaneamente l’operazione. I militari davano esecuzione ad un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, a firma della dott.ssa Amerio, nei confronti di sei soggetti, per le accuse di violenza sessuale di gruppo, corruzione di minorenne e sequestro di persona. In particolare dall’analisi dei filmati emerge che la vittima, un trentaquattrenne, affetto da ritardo mentale e invalido all’85%, viene costretto da più persone in concorso tra loro a subire atti sessuali, nonché numerose sevizie. In particolare l’uomo viene dapprima denudato completamente, viene costretto a stare a terra gattoni nudo con persone collocate sul dorso, gli viene messa una catena al collo e portato in giro per casa, gli vengono tirati i capelli, viene fatto oggetto di sputi, minacce, viene picchiato, calpestato, costretto a baciare i piedi dei presenti, ed infine viene fatto oggetto di violenza sessuale mediante l’utilizzo di un manico in legno. Tutto questo avviene,  abusando delle condizioni di inferiorità psichica della vittima, da più persone riunite in gruppo,  almeno 12 persone. In alcuni momenti si osserva che la vittima viene la sciato fuori dalla porta al freddo di gennaio completamente nudo. Ai responsabili viene contestato anche il sequestro di persona perché trattengono la vittima all’interno dell’abitazione, teatro degli abusi e delle sevizie, contro la sua volontà. Dal video emerge che alla vittima viene fatto bere del liquido, che verosimilmente si tratta di alcool, in modo da indurlo in uno stato di ulteriore incapacità a comprendere ciò che gli stava accadendo. La madre stessa ha riferito di essersi allarmata la notte dell’evento, al rientro del figlio, in quanto il ragazzo aveva avvertito dei malori e aveva vomitato, quindi tipiche reazioni da eccessiva assunzione di alcool. La cosa più sconvolgente di questa squallida vicenda è la presenza di due minori, rispettivamente di due anni e di pochi mesi, che  sono presenti nel luogo dell’evento nella loro inconsapevole innocenza, insieme ai propri familiari, tra i quali i due genitori. La vittima viene sottoposto ad una prolungata condotta violenta degradante e umiliante. La vicenda vede l’apice in una violenza sessuale perpetrata mediante un manico in legno,  la vittima si dimena ma non riesce a divincolarsi, psicologicamente sottomesso, ubriaco, oramai a terra viene da una delle responsabili, calpestato sugli organi genitali e poi in faccia. Ulteriori tragici protagonisti sono due minori che spesso compaiono nel filmato e che hanno assistito alle fasi della violenza, anche più brutali. Uno è un neonato che fortunatamente non è in grado di cogliere la ferocia di ciò a cui assiste, l’altra è una bimba di poco meno di tre anni che viene addirittura collocata sulla schiena della vittima quando si trova a terra gattoni. La protagonista principale della vicenda è una donna marocchina A. S., che inizialmente coinvolge il giovane in un ballo sensuale che poi sfocia negli abusi descritti. Gli altri soggetti colpiti dal provvedimento di fermo partecipano con urla, incitazioni, applausi, compiaciuti delle condotte violenti ed abusanti della donna verso la vittima. Una partecipazione attiva che rafforza il proposito criminoso della marocchina. Oltre ai gravi reati già evidenziati viene contestata agli indagati anche l’accusa di corruzione di minorenni perché il tutto avviene alla presenza di due minori. Il provvedimento di fermo è stato eseguito nelle città di Reggio Calabria per tre degli indagati, i due coniugi sono stati arrestati nel Lodigiano mentre la principale protagonista della vicenda, la giovane marocchina, è stata arrestata a Pavia. Alla luce delle richieste avanzate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, i GIP del Tribunale di Reggio Calabria, di Lodi e di Pavia, ritenendo la sussistenza dei gravi indizi  di colpevolezza in merito alle condotte descritte nelle contestazioni a carico degli indagati, ed in particolare della giovane marocchina come protagonista della vicenda ma riconoscendo al contempo in capo agli altri indagati un ruolo da coprotagonisti consapevoli degli accadimenti in corso, applaudono, urlano tutti in coro e si mostrano divertiti di fronte al gioco intrapreso dalla giovane marocchina, hanno emesso per tutti delle ordinanze di custodia cautelare in carcere già eseguite. Nel corso dell’operazione è stato sequestrato del materiale informatico che dovrà essere esaminato. Le indagini proseguono per accertare chi abbia realizzato i filmati.

Gli indagati colpiti dai provvedimenti cautelari in carcere sono C. A., classe 56, reggino, A. L., classe 80, marocchina, domiciliata a Lodi, C. D. G., classe 60, reggina, C. F., classe 61, con precedenti, domiciliato a Lodi, A. S., classe 91; marocchina, C. D., classe 52, reggino.