Depositate le motivazioni della sentenza d’appello di Caltanissetta: “Devianza sessuale mascherata da missione pastorale”
Atti fisici a chiara connotazione sessuale, palpeggiamenti, contatti invasivi e strategie di manipolazione psicologica dissimulate sotto il pretesto di scherzi camerateschi. È questo il quadro comportamentale delineato dai giudici nei confronti di Giuseppe Rugolo, l’ex sacerdote condannato in secondo grado a tre anni di carcere per violenza sessuale su minori.
La Corte d’Appello di Caltanissetta ha depositato, dopo 180 giorni, le motivazioni della sentenza, confermando integralmente l’impianto del giudizio di primo grado emesso dal Tribunale di Enna e ribadendo la piena attendibilità della vittima, Antonio Messina, che ha denunciato il prelato.
Confermata la sentenza di primo grado
Secondo i giudici, l’istruttoria dibattimentale ha consentito di accertare una condotta reiterata e predatoria, incompatibile con il ruolo educativo e spirituale rivestito dall’imputato. La Corte ha respinto tutti i motivi di appello presentati dalla difesa di Rugolo, smontando la tesi secondo cui i rapporti sarebbero stati consensuali.
Le sentenze evidenziano una vera e propria devianza sessuale, che Rugolo avrebbe mascherato dietro la presunta missione pastorale, sfruttando la sua posizione di autorità e fiducia nei confronti di alcuni minorenni.
Gli atti contestati: contatti fisici e manipolazione psicologica
Nelle motivazioni si fa riferimento ad atti fisici esplicitamente sessualizzati, tra cui palpeggiamenti, pacche sui genitali, baci allusivi, docce fatte insieme, oltre a un comportamento relazionale definito invadente e predatorio.
Accanto agli abusi fisici, la Corte sottolinea il ricorso a strategie di manipolazione psicologica, utilizzate dall’ex sacerdote per condizionare e soggiogare le vittime, approfittando della loro fragilità e del contesto religioso.
Accessi a siti pornografici come riscontro probatorio
Un ulteriore elemento ritenuto significativo dai giudici è la mole degli accessi a siti pornografici: oltre 19 mila collegamenti in soli nove mesi, considerati un riscontro oggettivo della personalità deviata di Rugolo, già emersa dalle prove testimoniali raccolte nel corso del processo.
La posizione della Diocesi di Piazza Armerina
Con riferimento alla Diocesi di Piazza Armerina, la Corte precisa che non vi è stato un proscioglimento nel merito. La Curia, che in primo grado era stata ritenuta responsabile civile, è stata esclusa dal processo di appello perché considerata un ufficio interno alla diocesi, e non un soggetto giuridico autonomo.
Il ruolo del vescovo Gisana e il processo per falsa testimonianza
Sulla ricostruzione dei fatti, anche in relazione all’operato del vescovo Rosario Gisana, mai citato nella sentenza d’appello, i giudici hanno integralmente richiamato la motivazione di primo grado. Gisana è attualmente imputato per falsa testimonianza davanti al Tribunale di Enna, insieme al vicario giudiziale e parroco della Chiesa Madre di Enna, Vincenzo Murgano.
Appello respinto e condanna definitiva in secondo grado
La Corte d’Appello di Caltanissetta ha dunque rigettato integralmente i ricorsi della difesa di Rugolo e del responsabile civile della Chiesa di San Giovanni, confermando la condanna a tre anni di reclusione per violenza sessuale su minori.
Una sentenza che rafforza il principio secondo cui l’autorità religiosa non può mai giustificare o coprire abusi, e che ribadisce la centralità della tutela delle vittime e della verità processuale.































