Sanzioni ai medici di base: USB chiede atti concreti e non semplici rassicurazioni

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Di fronte alle contestazioni rivolte ai medici di medicina generale dell’ASP di Reggio Calabria, l’USB Sanità Calabria invita a chiarire concretamente le decisioni adottate, sottolineando che rassicurazioni politiche non bastano. È necessario garantire tempi congrui per il contraddittorio, tutelare l’autonomia clinica dei professionisti e il diritto alla salute dei cittadini, evitando il rischio di una medicina difensiva dannosa per i pazienti.

“Abbiamo letto sulla stampa della presunta “risoluzione” della vicenda delle sanzioni ai medici di medicina generale dell’ASP di Reggio Calabria grazie all’intervento dell’on. Loizzo. Ogni iniziativa che contribuisca a fare chiarezza su una questione che ha suscitato forte preoccupazione tra professionisti e cittadini è certamente positiva, tanto più se promossa da un esponente politico di rilievo nazionale. Tuttavia, è necessario comprendere nel merito in cosa consista concretamente tale risoluzione, al di là della sintesi offerta dai resoconti giornalistici.

Nel comunicato dell’on. Loizzo si fa riferimento all’attivazione di commissioni di valutazione che sarebbero rimaste inattive. Se il riferimento è alle Commissioni Distrettuali per l’appropriatezza prescrittiva disciplinate dal DCA 66/2015, occorre ricordare che si tratta delle stesse commissioni che hanno esaminato le anomalie segnalate dal Servizio Farmaceutico Territoriale e che hanno predisposto le contestazioni oggi al centro del dibattito pubblico. Non si tratta quindi di un organismo nuovo, ma di una struttura prevista dal regolamento regionale e operativa da anni.

Il DCA 66/2015 prevede espressamente che al medico venga assegnato un termine non inferiore a quindici giorni per presentare controdeduzioni o chiedere di essere ascoltato. La norma stabilisce un limite minimo, non una scadenza fissa e rigida. A fronte di contestazioni che in molti casi riguardano centinaia o migliaia di prescrizioni, spesso risalenti nel tempo, sarebbe stato doveroso assegnare tempi congrui e proporzionati alla mole degli addebiti.

Invece, dalle lettere di contestazione già inviate, risulta che il termine concesso sia stato limitato a quindici giorni, ossia il minimo previsto. È evidente che predisporre controdeduzioni puntuali e documentate, riferite a ciascun paziente, in un arco temporale così ristretto rende praticamente impossibile un contraddittorio serio e sostanziale.

A questo punto, l’USB chiede chiarezza: si intende annullare le contestazioni già notificate per riassegnare termini adeguati e realmente proporzionati, oppure si lascerà ai singoli medici l’onere di impugnarle in sede giudiziaria? Nel secondo caso, si rischia di esporre l’amministrazione a un contenzioso diffuso, con ulteriori oneri per i bilanci pubblici, aggravando i costi invece di tutelare l’interesse collettivo.

Intanto, questo clima sta consolidando una medicina difensiva: medici che, per timore di sanzioni economiche, evitano di prescrivere esami e farmaci anche quando clinicamente necessari. A rimetterci sono i cittadini, soprattutto i più fragili, mentre la spesa sanitaria viene considerata un parametro statistico da rispettare, invece che rapportata ai reali bisogni di salute.

L’USB sottolinea che non ci si può limitare a rassicurazioni mediatiche senza intervenire sui meccanismi che hanno generato il problema. Come organizzazione sindacale, continueremo a vigilare e a mobilitarci finché ai medici non sarà garantita la possibilità di svolgere pienamente il proprio dovere, con autonomia e responsabilità, nell’interesse esclusivo della salute dei pazienti.

Difendere l’autonomia clinica significa tutelare il diritto alla cura e la qualità dell’assistenza, soprattutto per le persone più fragili. Il diritto alla salute non può essere subordinato a soglie di spesa o percentuali da rispettare. Su questo continueremo a vigilare con determinazione, perché la sanità pubblica deve rispondere ai bisogni reali della popolazione, non a logiche meramente contabili”.

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