Gioia Tauro, i 16 container ancora in porto: Or.S.A. Mari e Porti e USB Calabria chiedono chiarezza

23

Secondo le agenzie di stampa il carico di acciaio sarebbe già ripartito da Gioia Tauro verso Israele. Al momento però ci risulta che tutti e sedici i container siano ancora fermi nell’area portuale. Che la partenza fosse imminente lo indicavano da giorni i siti di tracciamento, molto più attendibili delle rassicurazioni fornite in Parlamento il 1° luglio, quando fu detto che i casi segnalati non erano andati avanti e che le merci tornavano da dove erano arrivate.

Apprendiamo da notizie di stampa che una perizia tecnica non avrebbe rilevato alcun contenuto di rilievo penale. Lo apprendiamo appunto dalle agenzie, senza che sia stata data risposta alle interrogazioni parlamentari e alle richieste di accesso agli atti depositate in questi mesi. Ci viene chiesto di considerare chiusa una vicenda durata sei mesi sulla base di una notizia di cui non si cita neanche la fonte.

Stando a questa notizia inoltre la perizia riguarderebbe otto container. Ma i container fermati sono sedici, appartenenti a quattro spedizioni distinte. Sono stati svincolati tutti e sedici? Chiediamo che venga spiegato su quali colli sia stata svolta la verifica e in base a quale criterio siano stati eventualmente liberati anche gli altri.

Va poi chiarito cosa quella perizia abbia accertato. Affermare semplicisticamente l’assenza di rilievo penale non risponde alle nostre domande, che restano tutte aperte: se quell’acciaio sia di grado balistico, se sia stato classificato come duplice uso, se l’UAMA abbia mai emesso la clausola catch all su Gioia Tauro, se qualcuno abbia presentato istanza di licenza, e chi sia l’utilizzatore finale in Israele.

Viene presentato come elemento a discarico il fatto che le barre non fossero dirette a una fabbrica di armi ma a una società di intermediazione tra India e Israele. Ma l’intermediazione commerciale è il meccanismo che segnalavamo già a marzo. Un destinatario che non produce nulla e gira la merce ad altri dice poco sulla destinazione finale, e scambiarlo per il capolinea della catena è un grave errore di lettura.

Non mettiamo in discussione la buona fede e la professionalità di chi ha svolto gli accertamenti. Ma chiediamo che la perizia sia resa pubblica, che UAMA e Agenzia delle Dogane rendano noti gli atti amministrativi sul transito, e che il Parlamento sia messo in condizione di verificare.

Dal canto nostro continueremo a seguire ogni container che passa da questo porto. Gioia Tauro non sarà un anello della catena logistica del genocidio.

Or.S.A. Mari e Porti

USB Calabria

Articolo precedente La Giunta comunale di Gioia Tauro al fianco del sindaco Simona Scarcella: “Non si può tacere davanti a tanta barbarie”
Articolo successivoRosarno – I.C. Marvasi-Vizzone, grande festa per l’arrivo del nuovo dirigente Domenico Mammola: “Il richiamo di casa è stato forte”