Quanto pesa davvero una sosta per le nazionali per la Serie A?

6

Per molto tempo, nel calcio professionistico, le pause nazionali sono state considerate un momento utile per rallentare dalla frenesia delle partite di campionato e delle coppe europee. Al contrario, la realtà dello stato di salute dei calciatori racconta una storia diversa, un argomento a cui il dibattito calcistico dedica sempre più attenzione, in virtù del danno sportivo che spesso comporta per i club. Sottrarre giocatori importanti alle società porta inevitabilmente a cali di rendimento in grado di incidere sulle favorite delle giornate di Serie A successive agli incontri nazionali. In questo articolo analizziamo con dati scientifici quanto sia profondo il problema a livello strutturale.

Il carico invisibile delle nazionali

I viaggi internazionali comportano lunghi spostamenti e, in alcuni casi, l’attraversamento di più fusi orari. A questo si aggiungono le sedute di allenamento svolte con metodologie e carichi diversi da quelli a cui i calciatori sono abituati. Il corpo deve adattarsi in tempi strettissimi a un nuovo stile di gioco e alla filosofia del nuovo allenatore, oltre al possibile cambio tattico del ruolo svolto: molti giocatori passano dal proprio club, con automatismi consolidati da mesi, a schemi di gioco e intensità di pressing completamente diversi in nazionale. Poi tornano e si ritrovano a dover rendere subito al massimo livello.

I numeri sugli infortuni

Il tema è stato oggetto dell’analisi “Injury Time” dell’Associazione Italiana Calciatori che ha provato a dare un ordine di grandezza al costo degli impegni con le nazionali per i club di Serie A.

Lo studio è stato svolto interamente sulle stagioni 2022/23 e 2023/24 e ha rilevato che i calciatori di Serie A sono rimasti indisponibili per infortunio nell’11% dei giorni compresi dall’inizio alla fine del calendario previsto dalla competizione. A suggerire un’associazione tra il numero di partite disputate e l’indisponibilità dei giocatori c’è il dato più importante raccolto dallo studio sui cinque club italiani, inglesi e spagnoli con più partite: nella stagione 2023/24 hanno registrato un incremento degli infortuni del 30% rispetto alla stagione precedente, contro un +12% dei club con meno impegni.

La ricerca pone l’attenzione anche sugli impegni dei giocatori interessati con le rispettive nazionali. In questa sezione, l’AIC sottolinea come alcuni calciatori abbiano già raggiunto o superato, sommando club e nazionale, soglie di partite molto elevate:

• Julian Alvarez, pur avendo giocato 54-55 gare con il proprio club, è arrivato a 69 partite stagionali complessive;

• Federico Valverde, Phil Foden e Darwin Núñez a 67;

• Tijjani Reijnders e Berat Djimsiti, i più impegnati tra i giocatori della Serie A, a 65;

• İlkay Gündoğan a 66 e Lamine Yamal a 64;

• Theo Hernandez, nella stagione della semifinale europea, a 62.

Secondo la ricerca, questi calciatori hanno disputato in media una partita ogni cinque giorni, accrescendo in modo sostanziale il rischio di infortuni e incidendo potenzialmente anche sullo spettacolo che ciascun club intende garantire a chi acquista i diritti televisivi dell’evento, avendo quindi un’influenza sulle finanze delle società.

A peggiorare ulteriormente il quadro c’è l’aumento di partite previsto dai nuovi format di FIFA e UEFA. L’AIC stima che i calciatori più impiegati tra club e nazionale possano arrivare alla soglia delle 80 partite a stagione, una gara ogni quattro giorni e mezzo, con un rischio di infortunio che lo studio proietta intorno ai 150 giorni di stop all’anno. L’analisi evidenzia inoltre che un calciatore che disputa più di 55 partite con il club, escluse quelle con la nazionale, rischia statisticamente di essere indisponibile per almeno 70 giorni in una stagione. 

Non è solo questione di muscoli

Accanto alla componente fisica, è l’impatto psicologico ad avere un ruolo importante sullo stato di salute degli atleti. Le continue transizioni con il passaggio in nazionale rendono sempre più difficile l’adattamento dei giocatori: passare in pochi giorni da un gruppo squadra a un altro, con gerarchie e responsabilità diverse, richiede un adattamento cognitivo che non tutti i giocatori sono in grado di gestire con facilità. 

Un esempio su tutti è il fenomeno dei giovani calciatori, specialmente alla prima importante convocazione in nazionale, che mostrano un calo di rendimento nelle settimane successive al rientro. Le performance in calo vengono viste dagli osservatori più come una difficoltà di riadattamento che come un reale problema di condizione fisica.

A questo proposito, una ricerca pubblicata sul Journal of Applied Sport Psychology, condotta su un campione di giovani calciatori internazionali e sui loro allenatori sia di club sia di nazionale, ha definito la fase di transizione come un vero e proprio passaggio di carriera, caratterizzato da richieste specifiche di tipo organizzativo, prestativo e personale. Gli autori mettono in luce il meccanismo ambiguo di questo sistema: la convocazione internazionale non è mai garantita ed è costantemente subordinata al rendimento mostrato sia a livello di club che di nazionale, un’incertezza che, secondo i ricercatori, richiede ai giocatori lo sviluppo di resilienza e solidità mentale per poter gestire efficacemente questi cambiamenti.

Un problema che il calendario non farà che aggravare

In virtù del quadro descritto dai ricercatori, è difficile considerare le soste per le nazionali come semplici parentesi nel calendario stagionale. Tra carichi fisici che si sommano senza reale possibilità di recupero e un adattamento psicologico che richiede tempo e risorse mentali specifiche, il peso che i club e i calciatori si ritrovano a pagare cresce a ogni stagione. La situazione sembra destinata a diventare ancora più critica con la necessità delle leghe e delle federazioni internazionali di ampliare l’offerta del prodotto calcio per aumentare gli introiti.

Articolo precedente Esplosione al B&B di Mileto, morta anche la piccola Ema: tre le vittime
Articolo successivoCalabria – Donna rischia di annegare in mare, salvata da due poliziotti liberi dal servizio