I blocchi stradali portati avanti dagli autotrasportatori continuano a paralizzare la Calabria, arrivando a colpire direttamente le catene della grande distribuzione organizzata e i cittadini. Le ripercussioni sulle forniture sono ormai evidenti e la rete di vendita comincia a mostrare i primi segni di sofferenza con vari banchi vendita ormai ridotti ai minimi termini.
A tracciare un quadro critico della situazione è Gino Noto, amministratore delegato di Az SpA, la società che gestisce i supermercati a marchio Coop nella regione. L’azienda ha spiegato come, prima dell’inizio delle agitazioni, siano stati fatti tutti gli sforzi possibili per saturare le scorte e riempire i depositi, ma con il passare delle ore la tenuta della catena logistica sta crollando, rendendo la situazione non più sostenibile.
I problemi maggiori si concentrano nei reparti dei prodotti freschi, in particolare per i settori dell’ortofrutta e della pescheria, dove la regolarità delle consegne rappresenta un fattore cruciale. I tir rimangono fermi lungo le strade, bloccati nei presidi posizionati nei punti chiave della viabilità regionale. Un’architettura di blocchi distribuiti su snodi strategici che rende pressoché impossibile per i mezzi raggiungere i punti vendita e garantire il normale riassortimento degli scaffali.
Sulla vicenda si è tenuta un’interlocuzione istituzionale in Prefettura, in un incontro convocato con i vertici della Gdo e i rappresentanti delle forze dell’ordine. Nel corso del confronto, i rappresentanti della grande distribuzione hanno sollecitato un intervento urgente per accelerare la rimozione dei presidi o, quanto meno, per garantire dei corridoi d’accesso sicuri che consentano il passaggio dei prodotti di prima necessità.
Dalla dirigenza della rete Coop arriva inoltre una ferma condanna sulle modalità con cui sta proseguendo la protesta,definita un impedimento illegale al diritto al lavoro. Come evidenziato dal vertice aziendale, molti vettori e agenzie di trasporto avrebbero già ottenuto gli adeguamenti tariffari legati ai rincari del carburante e sarebbero pronti a viaggiare. A fermarli non è la volontà di aderire allo sciopero, ma il rischio concreto di ritorsioni e danneggiamenti ai mezzi lungo il percorso, tra minacce di taglio delle gomme e aggressioni ai veicoli che tentano di superare i presidi. Un clima di tensione che travalica le forme tradizionali di mobilitazione e che rischia di gettare l’intera regione in una situazione di grave e prolungato deserto logistico.


























