Altra collaboratrice di giustizia dopo Giusy Pesce nella Piana, ad affermalo il PM Cerreti

Ci sarebbe una nuova collaboratrice di giustizia dopo Giuseppina Pesce nella Piana di Rosarno e Gioia Tauro, ad affermarlo, è il Pubblico Ministero della Dda di Reggio Calabria Alessandra Cerreti nel corso del convegno organizzato dalla Commissione Parlamentare Antimafia, “Ndrangheta che odia le donne”. Incontro tenutosi martedì 11 marzo presso la Sala Aldo Moro di Palazzo Montecitorio, presieduto dalla presidente Rosy Bindi in cui vi è stata la presentazione dei libri  “Fimmine ribelli” di Lirio Abbate e “Banditie schiave. I femminicidi” di Arcangelo Badolati. Presente anche il sindaco di Rosarno Elisabetta Tripodi che nel corso del suo intervento ha rimarcato come la cittadina della Piana non sia territorio solo di ndrangheta, ma ci sono tante persone che non hanno nulla a che fare con il mondo della criminalità organizzata e lei è l’esempio di come si possa crescere in maniera assolutamente “normale”, come l’80% della gente di Rosarno, anche in una terra difficile.

Subito dopo ha preso la parola la dott.ssa Alessandra Cerreti, la quale, prendendo spunto dall’oggetto del convegno, ha affermato che la ndrangheta non odia le donne bensì le possiede, rimarcando l’importanza della collaborazione di Giuseppina Pesce, di cui ancora forse non è stata appieno compresa la portata. Per far capire ai presenti il valore incredibile di detta collaborazione, il pubblico ministero reggino, parlando della “scelta rivoluzionaria” di Giusy Pesce, ha affermato che “in Calabria essere una Pesce è come in Sicilia essere una Riina o una Provenzano”. A sostegno di ciò, la Cerreti ha raccontato un aneddoto riguardante il primo periodo della collaborazione della Pesce, l’ex Procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone ha infatti detto alla sua sostituta “se riesci a far parlare una Pesce vuol dire che siamo riusciti a fare a Reggio Calabria in tre anni quello che a Palermo abbiamo fatto in trenta”. Durante il suo lungo intervento la Cerreti ha altresì affermato come “i Pesce non sono una semplice cosca di ndrangheta ma la cosca egemone nella Provincia di Reggio Calabria, ciò è dimostrato nel processo Crimine nel quale è emerso come Pesce Vincenzo abbia imposto la scelta del Capo Crimine minacciando una secessione”.  La Cerreti ha ricordato anche Maria Concetta Cacciola, ponendo l’accento su come la stessa non si sia suicidata, ma “sia stata uccisa con l’acido muriatico, veleno che ha un significato profondo per la ndrangheta, in quanto agisce sulla stessa bocca che ha parlato e così viene pulita. Acido muriatico che viene usato nei water e distrugge tutto”. Infine una sorta di “confessione” da parte del sostituto procuratore antimafia di Reggio Calabria, c’è una nuova collaboratrice nello stesso territorio di Giusy Pesce, e questa ragazza, di cui per ovvi motivi non viene fatto il nome, inviava spesso lettere a Giusy Pesce per dimostrarle la sua vicinanza, spronandola a continuare sulla sua strada. La Cerreti ha concluso il suo lungo intervento con un monito “non è finito tutto con Maria Concetta Cacciola, ci sono dei germogli che stiamo cogliendo”.