Borghi di Calabria, eventi ad Aiello Calabro, Rizziconi e Oppido Mamertina

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La seconda puntata di BORGHI DI CALABRIA: TUTTO QUELLO CHE NON SAI ci porta il 14 novembre ad Aiello Calabro, in provincia di Cosenza, che ospita la sesta edizione di “Saperi e Sapori d’Autunno”, una delle feste più sentite dalla comunità e ormai appuntamento identitario per il paese.


Nella Piazza Plebiscito, I luoghi saranno animati dai colori, profumi e sapori della stagione: i visitatori potranno degustare le tipiche caldarroste preparate al momento, il vino, il buon cibo della tradizione enogastronomia e ascoltare le musiche popolari che faranno da sottofondo ad attività ludiche dedicate ai bambini. La manifestazione celebra l’autunno come momento di incontro e condivisione, valorizzando le tradizioni locali, la convivialità e il legame tra territorio, cucina e memoria collettiva.


Un po’ di storia:
Aiello Calabro si trova a 500 mt. dal mare è ha una lunga storia medievale.
È famoso per il Castello di Aiello Calabro — oggi ruderi, ma un tempo una delle fortezze più grandi del Sud Italia, costruita su uno sperone di roccia che domina la valle del fiume Oliva, casa delle potenti famiglie Siscar e Cybo tra XV e XVI secolo. Il centro storico ha attraversato i Borboni, il brigantaggio e il terremoto del 1905, e oggi conserva ancora palazzi nobiliari, vicoli in pietra e viste panoramiche.
Il cuore del borgo è Palazzo Cybo Malaspina, in Piazza Plebiscito, proprio accanto ai resti del castello.
A due passi c’è Piazza del Popolo, la piazza principale dove si svolge la vita del paese, e il Monumento al Calvario appena fuori Via Nuova
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Ci spostiamo a Rizziconi, in provincia di Reggio Calabria, dove l’Associazione Culturale Teatrale I Baroncini Aps Rizziconi ha organizzato per il 24 ottobre, alle ore 21.00, presso l’auditorium Casa di Nazareth, la quinta edizione dell’evento Una Poltrona per la Vita, durante il quale Gennaro Calabrese si esibirà nell’esilarante show “Calabresissimo me”, il cui ricavato andrà a finanziare l’acquisto di poltrone chemioterapiche per i malati oncologici degli ospedali della Calabria.
L’evento, per la sua alta valenza sociale e culturale, è patrocinato dalla Regione Calabria, dalla Città metropolitana di Reggio Calabria e dal Comune di Rizziconi.


Un po’ di storia:
Sulle origini di Rizziconi non ci sono documenti certi, ma nella zona sono state trovate tombe greche con anfore e monete che fanno pensare a un insediamento già dai tempi della colonizzazione greca, prima dell’era volgare.
Come quasi tutti i casali della Piana (allora detta di S. Martino, oggi di Gioia Tauro), Rizziconi nasce probabilmente dopo la distruzione di Tauriana e Metauria nel 950-951, fondata dai profughi.
Alla fine del ‘600 era descritto come un Casale nel Ducato di Terranova, Diocesi di Mileto, in zona pianeggiante e paludosa con 731 abitanti, coltivata a grani, mais, legumi, frutta, viti e olivi. Nel Seicento, dice la memoria locale, non c’erano scuole né medico, ma 7 chierici su 10 abitanti.
È passato poi di feudatario in feudatario: Lauria, Joinville, Sanseverino, Santangelo, Caracciolo, Correale, Cordova, de Marinis fino ai principi Grimaldi di Gerace, e fu danneggiato dai grandi terremoti tra fine ‘700 e inizio ‘900.
Sulle origini del nome vi sono tre teorie:
La prima, è la più antica e risale al 1324: versamento di una decima ecclesiastica “a presbitero Guillelmo de Riczicone”.
La seconda, potrebbe venire dalla famiglia calabrese Rizzica + desinenza “oni”, tipica dei toponimi reggini.
La terza, la più raccontata: nel 1269 arriva in Calabria Rizzo Cordopatri (in realtà Rizzo Capece, “Cor do Patri” era il suo motto) che avrebbe fondato il paese. Il toponimo verrebbe dal latino rizzi conit = “fondata da Rizzo”. A sostegno c’è ancora Villa Cordopatri tra Gioia Tauro e Rizziconi. Altra variante popolare: “I cipressi o noci di Rizzo”.
Le Frazioni più importanti sono Drosi e Cannavà, oltre a Cirello, Spina, Russo e altre.
Drosi (l’antica Drusium) è 2 km a nord, ed è la parte più antica di tutto il comune. Era una Statio Romana lungo la via Popilia, quella che portava all’imbarco per la Sicilia. Nel 1555 divenne importante commenda del Sovrano Ordine dei Cavalieri di Malta. Dopo il terremoto del 1783, l’unica a risorgere fu la Chiesa di San Martino Vescovo.
Cannavà invece è dell’800. Nasce attorno alle residenze e alle masserie dei principi napoletani Acton-Colonna, che costruirono anche la cappella privata oggi parrocchia di Santa Teresa. Il nome viene dalla coltivazione della canapa.
Rizziconi è nota per l’eccidio del 6 settembre 1943, l’unica strage nazista avvenuta in Calabria durante la Seconda Guerra Mondiale, anno in cui Rizziconi contava 5.000 abitanti ma era raddoppiata per gli sfollati dei bombardamenti alleati. Nella Piana erano acquartierati reparti tedeschi della 29a Panzer Grenadier Division. Il 5 settembre il generale Fries ordinó la ritirata verso nord. Il 6 settembre alle 13.00, dalle alture del Monte Poro, partí un cannoneggiamento volontario a shrapnel che durò quasi 24 ore — i tedeschi conoscevano bene strade e rifugi perché erano stati lì per mesi. 16 morti subito per le strade, tra cui molti bambini, una 17a vittima morirà due settimane dopo a Taurianova, 23 feriti.
Oggi lo ricorda il Monumento in Piazza Caduti 6 Settembre 1943.
Oggi Rizziconi conta
7.625 abitanti, il Santo Patrono è San Teodoro di Amasea (9 novembre).
Nella Settimana Santa si fa ancora la tradizionale Affruntata, e lo stemma comunale — d’argento con tre bande azzurre e un ulivo sradicato — è stato concesso nel 2007
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Ancora in provincia di Reggio Calabria, a Oppido Mamertina, sempre il 24 Ottobre a partire dalle ore 18.30, presso il Cinema Teatro Comunale si aprirà la stagione teatrale a cura dell’Associazione palmese Amici della Musica Manfroce Aps, con De Pasión y de Música – Corpo, musica, parola per Federico García Lorca, spettacolo della Compagnia Algeciras Flamenco inserito nella programmazione di A.M.A. Calabria.
Ideato, coreografato e diretto da Francisca Berton, lo spettacolo rende omaggio a Federico García Lorca, esplorando il profondo legame tra la sua poesia e l’universo del flamenco. Musica, danza e parola si intrecciano in una narrazione che traduce in scena immagini, emozioni e suggestioni dell’opera del poeta spagnolo.
Il cante flamenco, le chitarre, le percussioni e il movimento delle bailaoras costruiscono paesaggi sonori ed emotivi ispirati ai diversi palos della tradizione flamenca. Alla parola recitata è affidato il compito di accompagnare il pubblico all’interno delle liriche di García Lorca, creando un continuo dialogo tra testo poetico e gesto.
In scena Sergio Varcasia e Matin Kashanaki alle chitarre, Ana Rita Rosarillo al cante flamenco, Paolo Monaldi alle percussioni, Francisca Berton come bailaora solista, Marica Pugliese al baile ed Erica Bianco come attrice.
Il programma prevede altre suggestive iniziative fino al mese di dicembre ed è patrocinato dal Comune di Oppido Mamertina, da A. M. A. Calabria e dal Progetto A. I. D. A.
Un po’ di storia:
Oppido Mamertina è uno dei centri più antichi della Piana di Gioia Tauro — la sua storia è una stratificazione continua che va dal Neolitico fino a oggi. Non a caso il suo territorio, con Santa Cristina e Scido, forma il Parco Antropico del Mamerto.
Le origini sono antichissime:
Il territorio ha resti di notevole rilievo. In località Torre Cillea e Torre Inferrata ci sono tracce di abitato e necropoli tra il VII e il III secolo a.C., prima di genti indigene ellenizzate e poi dei Brettii.
Poco più tardi, in contrada Mella, vicino alla città medievale, nasce un insediamento del III-I secolo a.C. con reperti anche neolitici e dell’età del ferro.
Il nome viene dai Mamertini, popolo di mercenari oschi devoti al dio Marte (Mamers in osco). Erano originari della Campania, si erano spostati in Sila per sfuggire a una pestilenza, furono arruolati dal tiranno di Siracusa Agatocle nel III sec. a.C., conquistarono Messina e scatenarono la Prima Guerra Punica.
Schiacciati da Roma e Cartagine, tornarono in Calabria e si stabilirono in questo lembo della Sila Tauricana fondando Mamerto (Mamertion in latino). Da qui il doppio nome che troviamo nelle fonti antiche: Mamertion e Tauriana.
Era una repubblica confederata a Roma, famosa militarmente. Plutarco racconta che si opposero a Pirro con 10.000 soldati, uccisero due elefanti e ferirono lo stesso re dell’Epiro. Il sito archeologico della Mella è ancora in gran parte da scavare: strade lastricate larghe più di 7 metri, grandi edifici civili, monete di Roma, Locri, Rhegion, Cartagine e per il 28% proprio dei Mamertini.
Il nome cambia nei secoli:
Mamertion / Tauriana insediamento greco-romano
Tauroentum oppidum nel I sec. d.C.
Oppidum in epoca tardo-romana
Oppido o Sant’Agata nell’XI sec.
Oppido nel Regno di Napoli
Oppido Mamertina dopo l’Unità d’Italia
La città medievale che oggi chiamiamo Oppido Vecchia fu fondata probabilmente nel IX secolo sull’antica Oppidum.
Intorno al 1044 viene ricostruita Sant’Agata / Oppido, e nel 1050 le carte greche tradotte da Guillou attestano la nascita della Diocesi di Oppido sul finire della dominazione bizantina.
Nel 1056 viene conquistata da Ruggero il Normanno e poi diventa ducato sotto gli Angioini, a lungo contesa tra angioini e aragonesi.
Era una città importante: mura possenti, due porte agli estremi dell’asse principale, castello angioino-aragonese ancora ben conservato, Cattedrale con Episcopio e campanile, Seminario dove si insegnavano lettere, filosofia, teologia, canto gregoriano, geografia e poetica, conventi dei Paolotti, Francescani Osservanti e fuori le mura dei Cappuccini.
Il 5 febbraio 1783 il grande terremoto distrugge completamente Oppido Vecchia.
L’abitato attuale viene ricostruito ai piedi dell’Aspromonte su progetto degli ingegneri napoletani Antonio Winspeare e Francesco La Vega con un impianto moderno a scacchiera, vie rettilinee ortogonali e grandi piazze. Da qui i palazzi nobiliari esistenti ancora oggi: Palazzo Migliorini in stile neoclassico napoletano, Palazzo Zerbi in tardo barocco, portali in granito del XIII-XIX secolo.
Oggi, con i suoi 4.630 abitanti, Oppido è sede della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi e ha come patrona Maria SS. Annunziata (25 marzo).
La Cattedrale in stile neoclassico alta 33 metri, è una delle chiese più grandi della Calabria
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