Da Gioia Tauro una storia di inclusione e fiducia – Don Giovanni Battista Tillieci, racconta come è nato il suo impegno al fianco deipiù fragili. 

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Don Giovanni Battista Tillieci, parroco di San Gaetano Catanoso, racconta come è nato il suo impegno al fianco dei più fragili. Un volto calabrese al centro della campagna nazionale per il sostentamento del clero.

A volte l’inclusione comincia da un gesto semplice: fermarsi, ascoltare, non tirarsi indietro. Da oltre trent’anni don Giovanni Battista Tillieci traduce questo atteggiamento in un impegno quotidiano, accanto alle persone con disabilità, alle loro famiglie e alla comunità di Gioia Tauro.

Il suo percorso affonda le radici negli anni della gioventù quando, a diciannove anni, salì per la prima volta su un treno diretto a Lourdes con l’incarico di svolgere servizio per i pellegrini. 

Don Giovanni Battista Tillieci, lo sguardo della fiducia

Durante il viaggio, attraversando le carrozze del convoglio, si ritrovò in una vettura attrezzata per accogliere le persone costrette a viaggiare sdraiate. “Sul treno incontrai Raffaele, un ragazzo cieco poco più giovane di me, con altre disabilità evidenti sul volto.” – racconta don Giovanni Battista Tillieci, che oggi è anche responsabile dell’Ufficio Diocesano per la pastorale dellepersone con disabilità della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi– “Ricordo che, per un attimo, ebbi quasi l’istinto di distogliere lo sguardo: fu un riflesso brevissimo, ma non l’ho mai dimenticato. Quando arrivammo a Lourdes, il barelliere che lo seguiva fu chiamato con urgenza da un’altra parte e, prima di allontanarsi, mi disse soltanto: ‘Finisci tu’. Non sapeva che era il mio primo pellegrinaggio”.

Fu in quel momento che quel giovane volontario si trovò, per la prima volta, davanti alla responsabilità concreta di prendersi cura di un altro.

“Restammo soli. Io sono il quarto di sei figli e, guardando Raffaele, pensai che avrebbe potuto essere uno dei miei fratelli” – prosegue il sacerdote -. “Così mi rimboccai le maniche. Lui non poteva vedermi, ma si affidò completamente a me. Mi consegnò una fiducia totale senza sapere nemmeno chi fossi. È stato allora che ho capito quanto sia importante non fermarsi alla fragilità che si vede, ma riconoscere sempre la persona che si ha davanti”.

A trentasette anni di distanza, quell’incontro resta uno snodo decisivo nel percorso umano e pastorale di don Tillieci. Da allora sono seguiti molti altri pellegrinaggi: per trent’anni, ogni estate, il sacerdote è tornato a Lourdes con l’UNITALSI, di cui è Assistente ecclesiastico regionale della sezione calabrese, facendo del servizio, dell’ascolto e dell’accompagnamento la cifra del proprio cammino.

Il suo impegno pastorale è profondamente radicato nel territorio della piana e punta a trasformare la cura in opportunità concrete di autonomia e partecipazione. In questa prospettiva si inserisce il progetto Job in progress delle diocesi della Metropolia di Reggio Calabria, promosso insieme alla Camera di Commercio, per favorire l’inserimento lavorativo anche delle persone con disabilità. Non un semplice adempimento normativo, ma un percorso per valorizzarne competenze e contributo nelle imprese.

Un cammino complesso, reso più difficile dalle preoccupazioni di molte famiglie, che temono di perdere un equilibrio costruito negli anni attraverso fatiche, rinunce e sostegni essenziali. Don Giovanni Battista conosce bene questa paura, che incontra ogni giorno e che ha deciso di portare anche all’attenzione delle istituzioni. “Con altri abbiamo presentato una proposta alla Ministra per le Disabilità e alla Ministra del Lavoro” – sottolinea– “perché chi riceve già dei sostegni possa sospenderli temporaneamente e sperimentare cosa significa lavorare, senza il timore di perderli definitivamente. Una persona deve poter verificare le proprie possibilità e costruire un progetto professionale senza essere costretta a rinunciare alla tutela che le garantisce sicurezza”.

L’impegno per l’inclusione si esprime anche nella quotidianità della parrocchia, attraverso scelte che rendono più accessibile la partecipazione alle celebrazioni e alla vita comunitaria. Senza intervenire sul rito, sono stati predisposti strumenti di Comunicazione Aumentativa Alternativa sui banchi, sottotitoli per le persone con disabilità uditiva e indicazioni visive per agevolare l’orientamento tra l’assemblea e l’altare.

L’attenzione all’inclusione di bambini con disabilità si traduce anche nella creazione di materiali didattici e catechistici “ad hoc” e in percorsi formativi per catechisti, realizzati in collaborazione con l’Ufficio Catechistico Diocesano, per approfondire la conoscenza delle disabilità, soprattutto cognitive, e favorire la partecipazione di ciascuno.

Inoltre, in collaborazione con l’Ufficio Diocesano per la Tutela dei minori, vengono organizzati incontri di formazione e sensibilizzazione sulle forme di abuso, anche non fisico, e di discriminazione. Al centro degli appuntamenti l’analisi delle situazioni di esclusione che possono riguardare bambini e giovani con disabilità come la mancanza di strumenti adeguati peraccedere alle attività didattiche o l’impossibilità di partecipare a una gita scolastica insieme ai compagni. Situazioni che richiedono consapevolezza e interventi adeguati per tutelare i loro diritti e garantire pari opportunità di partecipazione.

Una cura concreta, divenuta nel tempo un modo di abitare la comunità e di riconoscere le persone nella loro individualità. 

Le offerte deducibili: sostenere una presenza che fa comunità

La storia di don Giovanni Battista Tillieci racconta in modo concreto il servizio dei sacerdoti nelle comunità italiane: nelle corsie degli ospedali, nelle case di riposo, nelle parrocchie, accanto alle famiglie e alle persone che attraversano momenti di difficoltà. Una presenza fatta di piccoli gesti, di porte aperte, di tempo condiviso e di parole capaci di restituire fiducia.

“Viviamo in un’epoca in cui per ogni bisogno c’è un servizio da acquistare. Poi c’è chi sceglie di fare della propria vita un dono, e questo sovverte tutto”, spiega Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa cattolica. “La gratuità però non si esaurisce in chi la pratica: chiede di essere riconosciuta, sostenuta, rimessa in circolo. Sostenere un sacerdote significa scegliere di rendere possibile quel dono per altri, per una comunità intera. È forse il gesto più controcorrente che esista in un’epoca in cui tutto ha un prezzo”.

A raccontare questa gratuità sono gli otto sacerdoti, tra i quali c’è don Giovanni Battista Tillieci, protagonisti della nuova campagna nazionale per il sostentamento del clero. Provengono da diocesi e territori differenti, ma sono uniti dalla stessa scelta: donare gratuitamente la propria vita agli altri. 

Sostenere il ministero dei sacerdoti significa permettere che questo dono continui a generare bene per tutti. È possibile contribuire al loro sostentamento con le offerte deducibili, uno strumento dedicato che rappresenta un sostegno prezioso per lavita delle comunità. Frutto della scelta libera e personale di ogni fedele, le offerte sono destinate unicamente ai circa 31milasacerdoti delle 226 diocesi italiane e possono essere dedotte dal reddito complessivo fino a un massimo di 1.032,91 euro annui.Nel 2025 la raccolta ha sfiorato gli 8 milioni di euro, grazie a oltre 64 mila donatori. L’importo si mantiene sostanzialmente in linea con quello dell’anno precedente, registrando una lieve crescita che conferma la stabilità e la continuità del sostegno da parte di tanti fedeli alla vita e alla missione delle comunità parrocchiali.

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