I carabinieri controllano oltre 400 persone in due giorni in una vasta operazione di contrasto alla criminalità

I Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, dalle prime luci dell’alba del 23 u.s. fino alle prime ore odierne, sono stati impegnati in una vasta operazione di contrasto alla criminalità diffusa su tutto il territorio della provincia di Reggio Calabria. Sono state controllate oltre 400 persone, 160 gli automezzi ispezionati, 47 perquisizioni effettuate, 9 persone segnalate all’Autorità Giudiziaria in stato di libertà, è stato arrestato un individuo ed un vero arsenale di armi e munizioni è stato rinvenuto e sequestrato.

In particolare, i Carabinieri del Gruppo di Locri e delle sue Compagnie (Locri, Roccella Jonica e Bianco) unitamente allo Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria e della Compagnia Speciale di Vibo Valentia, hanno effettuato una vasta operazione di controllo del territorio ad “alto impatto” che ha visto impiegati più di 150 militari.

Il dispositivo, che si è articolato prevalentemente sulla zona costiera, senza però trascurare l’entroterra aspromontano, ha visto il coinvolgimento simultaneo di 152 uomini, in parte impegnati nel presidio dei punti di obbligato passaggio del territorio di competenza, allestendo numerosi posti di controllo e due imponenti posti di blocco su entrambi i sensi di marcia della Strada Statale 106 all’ingresso e all’uscita della città di Locri, in parte impegnati in numerose perquisizioni, domiciliari (16), personali e veicolari (per un totale di 47).

All’esito del servizio, una denuncia, tra le tante, è risultata di particolare interesse investigativo nell’ambito delle attività di contrasto avviate dall’Arma per infrenare il fenomeno degli incendi dolosi, posto che un giovane locrese è stato trovato in possesso di una bottiglia di plastica piena di benzina, di cui non ha saputo giustificare e motivare il possesso.

Nel corso delle attività, 3 giovani (un 20enne di Africo, un 26enne di Platì e 24enne di Riace) sono stati sorpresi dai controlli dei Carabinieri detenere nelle loro autovetture armi od oggetti atti ad offendere (in particolare, coltelli di cui è proibito il porto), mentre altre 2 persone (un 33enne di Antonimina e un 47enne di Roccella Jonica) sono state indagate per “sottrazione o dispersione di cose sequestrate”, perché hanno permesso a terzi di utilizzare le proprie autovetture ancorché a loro affidate in custodia giudiziale a seguito di sequestro amministrativo (per omesso pagamento del contratto d’assicurazione). Inoltre, sempre in Locri, è stato tratto in arresto ZUCCO Domenico, 32enne, pregiudicato, il quale, dopo aver costruito due stalle completamente abusive, le ha illuminate attingendo la corrente elettrica dal generatore del vicino palazzetto dello sport comunale [in tale contesto, altre 3 persone sono state denunciate per furto di energia elettrica, avendo manomesso i propri contatori al fine di dissimulare il reale consumo d’elettricità (si tratta di B.C., 22enne di Locri, S.A., 54enne da Canolo, entrambi commercianti, e U.L., 57enne imprenditore di Siderno)].

Nel medesimo contesto operativo e durante lo stesso arco temporale, sul versante Tirrenico, i Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Gioia Tauro e della Stazione di Gioia Tauro hanno effettuato un rastrellamento nelle campagne di via Pozzillo, nei terreni privi di recinzione e nei casolari abbandonati e diroccati.

Proprio all’interno di uno di questi casolari è stata rinvenuta e sequestrata una vera e propria “Santa Barbara” composta da:

·         1 fucile a pompa;

·         2 fucili mitragliatori a carica laterale;

·         1 fucile mitragliatore tipo AK-47 con relativi caricatori;

·         4 pistole di varie marche e calibro;

·         3 revolver 38 special cal. 357 magnum;

·         Oltre 1350 proiettili di vario calibro, marca e modello.

Per trovare ulteriori elementi utili a stabilire la paternità dell’arsenale rinvenuto, i Carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro hanno gradualmente allargato l’area di intervento effettuando decine di perquisizioni nelle contrade limitrofe.

Il sensazionale ritrovamento, tra i più cospicui degli ultimi anni nella città portuale, fa supporre che le micidiali armi rinvenute siano state occultate in quei terreni da una delle famiglie di ‘ndrangheta della piana di Gioia Tauro.