Il Pensiero Del Giorno. Intervista alla rosarnese Annie Zappone: La passione per la ricerca tra sogni e realtà

2004

Intervista alla giovane rosarnese Annie Zappone, già vincitrice del premio Grant 2020 per la fondazione Umberto Veronesi, per le sue ricerche sull’osteosarcoma, neoplasia ossea che ha insorgenza in età pediatrica, e le prospettive di cura della medesima. L’intervista, oltre a rendere omaggio al lavoro e ai meriti della giovane, vuole evidenziare l’importanza della ricerca in un periodo cruciale come quello che stiamo vivendo quest’anno con la lotta al Coronavirus.

Da dove nasce la tua passione per la ricerca? 

Ho sempre avuto la voglia di studiare e scoprire cose nuove. L’orientamento universitario è stato fondamentale nella mia scelta. All’inizio del mio percorso di studi universitari ho capito che avrei voluto impegnarmi al fine di comprendere e curare patologie ancora prive di una terapia efficace. Posso aggiungere che è questa è ancora oggi la motivazione che mi stimola a fare sempre di più.

Come ti senti dopo aver ricevuto il premio ed aver iniziato a lavorare per l’insigne Fondazione Umberto Veronesi? 

Sono tanti i ricercatori italiani che ogni anno presentano il loro progetto per ricevere un supporto da varie associazioni e fondazioni. Risultare vincitrice di una delle borse di ricerca stanziate dalla Fondazione Umberto Veronesi è stato per me motivo di grande gioia e soddisfazione poiché hanno creduto nel progetto che porto avanti insieme ad un team di ricercatori d’eccellenza presso l’Università degli studi di Trieste.

Di cosa ti occupi nello specifico? 

Mi occupo di studiare i meccanismi molecolari, alcuni perlomeno, coinvolti nell’insorgenza e nello sviluppo di un tumore osseo pediatrico molto aggressivo, l’osteosarcoma.

Quali sono le tue speranze? E i tuoi sogni?
Ho dei sogni molto ambiziosi che spero di realizzare. Per non divagare molto dico solo che vorrei dare il mio contributo alla scienza, pur piccolo che sia. Qualche anno fa ho partecipato ad un seminario e l’ospite della giornata ha concluso cosi la sua presentazione: “What we do is just a drop in the ocean but if we didn’t do it the ocean would have one drop less” ovvero “Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno”. Conoscevo questa frase, ma da quel giorno si è caricata di significato perché credo esprima molto bene il mio pensiero.

La ricerca credi debba essere maggiormente sostenuta nel nostro paese a livello statale? 

A me piace essere testimone del contributo che ogni singolo cittadino dà. È grazie al sostegno della gente che crede nella ricerca scientifica se molti giovani ricercatori come me hanno la possibilità di lavorare e trasformare un’idea in qualcosa di concreto. Investire nella ricerca scientifica è fondamentale e mai più di quest’anno il mondo ha capito l’importanza delle figure scientifiche e sanitarie.  Ed è proprio la necessità della figura del ricercatore che ha preso piede nell’ideale collettivo. 

Passiamo all’Attualità…

Com’è stato lavorare ai tempi del Coronavirus? 

Credo che i mesi passati siano stati molto particolari per tutti. Personalmente devo ritenermi tra quella fetta di persone fortunate che ha continuato a lavorare mantenendo una parvenza di normalità. Ho svolto la maggior parte del lavoro in smart-working, occupandomi di analisi bioinformatiche. Stare lontano dai laboratori non è stato semplice ma di fronte ad uno stato di emergenza abbiamo messo in stand-by la nostra attività.

Pensi si troverà una cura od un vaccino per debellare il Coronavirus? 

Il mio lavoro di ricercatrice porta tutti ad associare la mia figura ad un concetto molto generico di ricerca. Io opero in un campo completamente differente, ovvero quello oncologico.  Potremmo disquisire sul COVID-19, sui vaccini ed eventuali trattamenti terapeutici a lungo ma preferisco lasciare la parola a chi si occupa di questo in maniera più approfondita.

Una tua opinione sulla condizione dei ricercatori e la ricerca in generale nel nostro paese

Anche questa è una domanda per cui si potrebbe parlare giorni. Vorrei solo dire che in Italia ci sono ricercatori e centri di ricerca d’eccellenza mondiale. Il fatto che siano poco sponsorizzati o non conosciuti dai non addetti ai lavori non vuol dire che non esistano.

Quali progressi ci potranno essere a breve nel campo in cui operi e per la scienza in generale? E quali prospettive? 

I progressi ottenuti ad oggi  dalla ricerca scientifica in campo oncologico sono straordinari. 

Il professore Umberto Veronesi scrisse:” Quando iniziai la mia carriera di oncologo, il cancro era una malattia che non aveva grandi speranze di guarigione, di fronte alla quale l’atteggiamento – non solo della gente comune, ma anche dei medici – era di rassegnazione e di fatalismo. Il cancro era definito un male incurabile e al di là di questo non si poteva andare.”

Nel 2020 possiamo dire che la qualità della vita di un paziente oncologico è migliorata grazie alle cure sempre più specifiche fino a raggiungere, in alcuni casi, un trattamento terapeutico preparato ad personam , tutto questo senza dimenticare il trattamento del dolore e l’aspetto psicologico. 

Ringrazio Annie Zappone, per la disponibilità e per avermi concesso quest’intervista nella quale ha chiarito e svelato i suoi sogni e le sue proprie ambizioni, nonché le proprie speranze per la ricerca e il progresso scientifico, nello specifico per il suo campo d’azione, ovvero come suddetto, la ricerca e gli studi sull’osteosarcoma.

Francesco Grossi

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