Operazione antidroga “Social Card”, 24 indagati: 12 in carcere. Sequestrata un’attività usata come base per lo spaccio

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Ventiquattro indagati, di cui 12 destinatari della custodia cautelare in carcere, 9 agli arresti domiciliari e 3 sottoposti all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. È il bilancio dell’operazione antidroga “Social Card”, eseguita nella mattinata del 14 ottobre dai Carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro, con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, nelle province di Catanzaro e Vicenza.


Il provvedimento cautelare è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della DDA, nei confronti di persone indagate, a vario titolo, per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e spaccio di droga e detenzione illegale di armi e munizioni. Contestualmente, è stato disposto il sequestro preventivo di un’attività economica che, secondo l’ipotesi investigativa, veniva utilizzata come deposito e punto di riferimento per lo spaccio.
All’interno del locale, in particolare, sarebbe stato consentito ai clienti di consumare cocaina sul posto, utilizzando la cucina situata nella parte retrostante dell’attività.
L’indagine, denominata “Social Card” per il documentato utilizzo di carte prepagate legate al reddito di cittadinanza da parte di consumatori e spacciatori, è stata coordinata dalla DDA di Catanzaro e delegata ai Carabinieri della Compagnia di Girifalco. Le investigazioni si sono sviluppate attraverso attività tradizionali, servizi di controllo del territorio e riscontri sul campo.
Gli approfondimenti investigativi avrebbero consentito di delineare l’esistenza di un’associazione criminale strutturata e stabile, con centro operativo a Cortale, nel Catanzarese, e ramificazioni in diverse aree della provincia.
L’inchiesta ha preso avvio dall’analisi forense del telefono sequestrato a una persona arrestata per spaccio ad Amaroni. Dall’esame del dispositivo sarebbero emersi due distinti gruppi criminali. Uno, attivo soprattutto a Girifalco e nei comuni limitrofi, era già stato disarticolato nell’ambito di una precedente operazione di polizia culminata nel maggio 2024 con l’esecuzione di otto misure cautelari.
Il nuovo filone investigativo si è concentrato invece su un gruppo autonomo, che avrebbe operato attraverso una precisa distribuzione di ruoli e referenti territoriali. Tra le figure individuate dagli investigatori figurerebbero corrieri, grossisti, spacciatori, staffette, custodi e addetti al recupero dei crediti.
La rete avrebbe esteso la propria attività dall’entroterra fino alla costa ionica catanzarese, interessando Girifalco, Amaroni, Catanzaro, Vallefiorita, Squillace, Soverato, Badolato, Davoli, Sant’Andrea Apostolo dello Ionio e Botricello.
Nel corso delle indagini sono stati eseguiti diversi arresti in flagranza e sequestrati ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti: oltre 4 chilogrammi di cocaina, 6,7 chilogrammi di marijuana e 300 grammi di hashish. I militari hanno inoltre sequestrato una pistola e dieci proiettili calibro 7,65. Secondo la stima investigativa, la droga sottratta al mercato al dettaglio avrebbe avuto un valore complessivo di circa 500 mila euro.
Il gruppo, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe continuato a gestire le attività di spaccio anche dopo gli arresti di alcuni dei suoi componenti, riuscendo a riorganizzarsi in tempi brevi per mantenere operativa la rete.
Un ruolo centrale sarebbe stato svolto dalla base logistica individuata nel corso dell’inchiesta, dove venivano custoditi e nascosti quantitativi consistenti di droga di diversa tipologia. Nello stesso luogo è stata rinvenuta una pistola con matricola abrasa, dotata di filettatura alla volata per il montaggio di un silenziatore e completa del relativo munizionamento.
Tra gli elementi emersi figura anche il ricorso alle carte prepagate collegate al reddito di cittadinanza come forma di pagamento per l’acquisto di stupefacenti. Diverse carte sono state sequestrate nel corso delle attività investigative. Secondo l’ipotesi ricostruita dagli inquirenti, risorse pubbliche sarebbero state così dirottate verso il mercato illecito: in alcuni casi, le carte sarebbero state consegnate direttamente agli spacciatori, che le utilizzavano per prelevare autonomamente il denaro corrispondente alla droga ceduta.

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