BORGHI DI CALABRIA – TUTTO QUELLO CHE NON SAI
Oggi parliamo di… GAMBARIÉ D’ASPROMONTE
La terza puntata della nostra rubrica ci porta a Gambarie d’Aspromonte e ai suoi colori.
Boschi accesi di rosso, oro e arancio, sentieri da percorrere e panorami da scoprire lentamente.
Questo è il momento giusto per scoprire il Parco Nazionale dell’Aspromonte.
Un po’ di storia:
Gambarie, in dialetto reggino Gambàrî, si trova a 1.350 m s.l.m. nel Comune di Santo Stefano in Aspromonte, nel cuore del Parco Nazionale dell’Aspromonte. Il suo nome sembra derivare dal greco Kamparia, ma il paese come lo vediamo oggi è giovanissimo: venne fondato attorno agli anni Venti con il primo nucleo abitativo composto da boscaioli e pastori.
All’inizio erano solo semplici baracche di legno per ripararsi durante il lavoro, di pastori, boscaioli e cacciatori.
La svolta arriva negli anni ’40, quando l’ Anas costruisce la casa cantoniera per i suoi addetti, dando impulso a nuove attività commerciali.
Tra gli anni Trenta e Sessanta nascono le prime ville per le vacanze, i primi alberghi, la pista da sci e la seggiovia.
E nel 1964 arriva il riconoscimento ufficiale: Gambarie entra nell’elenco delle località estive ed invernali d’interesse turistico, diventando di fatto il primo vero centro turistico montano del Sud Italia.
La piazza ha il nome del sindaco che l’ha inventata. Un personaggio chiave fu il sindaco Carmelo Mangeruca, a cui si deve l’impegno per lo sviluppo turistico del borgo. In suo onore, la piazza centrale porta il suo nome.
Al centro di Piazza Mangeruca c’è la fontana più fotografata dell’Aspromonte: base in pietra, lastre di vetro che creano l’illusione di una montagna, realizzata nel 2003 dall’architetto Gianluca Adami e dall’artista Corrado Sassi.
D’inverno l’acqua ghiaccia e diventa una scultura di stalattiti, d’estate il sole proietta a terra il testo inciso sul vetro, tratto dalla Carta dell’Aspromonte.
Gambarie è una località sciistica che offre cinque piste con impianti di risalita, e con la seggiovia si sale su Monte Scirocco, da cui nelle giornate terse si vede dall’Etna alle Isole Eolie.
È una delle stazioni sciistiche più vicine al mare: dallo Stretto di Messina alla Costa Viola con Scilla, sembra quasi di tuffarsi in mare con gli sci.
Distante solo 7 km c’è il Cippo di Garibaldi, dove si può vedere il maestoso albero caratterizzato da un ampio incavo in cui i compagni di Giuseppe Garibaldi lo fecero riposare quando fu ferito alla gamba.
L’autunno è la stagione che la racconta meglio
In autunno Gambarie cambia ancora pelle: faggi secolari, castagne e funghi, il laghetto Rumia a circa 3 km dal centro dove vivono pesci e oche, e da qui partono i sentieri per le cascate del Maesano, Montalto a 1.955 m s.l.m., il Santuario di Polsi e il Sentiero del Brigante.
A tavola, salumi, formaggi, funghi, castagne e miele, trofia con la ricotta e vitello ripieno.
L”autunno a Gambarie non è solo foliage. È capire che un borgo nato da baracche di legno, in cento anni, è diventato la montagna dei reggini, senza perdere la sua anima autentica, in perfetta armonia con la natura circostante.
Si prosegue al Museo dei Brettii e degli Enotri, a Cosenza dove, da giovedì 5 a domenica 8 novembre, dalle 10:00 alle 23:00, torna la 9ª edizione del festival dedicato alla creatività, all’illustrazione e al design, ideato dall’Associazione Interazioni Creative, tra mostre, laboratori, incontri con gli artisti e performance dal vivo.
3 mostre da non perdere, tutte gratuite: Cosenza Illustrata con 18 illustratori che raccontano la città, Calabria Illustrata con Belmonte Calabro, Catanzaro, Cosenza, Crotone, Fiumefreddo Bruzio, Pizzo, Scilla e Chianalea, Tropea e tanti altri borghi, e FRA! 366, 366 disegni in bianco e nero, uno al giorno, di Francesco Caporale in arte FRA!, re della doodle art. • La direzione artistica è di Deborah De Rose, la comunicazione visiva di FRA! • Si parte giovedì 5 alle 17:00 con l’inaugurazione, l’Happy Design Experience — dove disegni insieme la grande locandina del Festival — e il digital live painting di FRA! • Venerdì 6 c’è il workshop-talk L’arte dell’errore, poi partono i Tavoli Creativi: doodle art, pittura su bottiglie di vino, papercut, linoleografia, collage, pittura su tessuto. Sabato e domenica laboratori anche per i più piccoli.
Un po’ di storia:
Il Festival non è in un posto qualunque. È nel Complesso monumentale di Sant’Agostino, del Quattrocento, ex convento agostiniano nel centro storico di Cosenza. Dal 2009 è la sede del Museo dei Brettii e degli Enotri.
- Al piano terra c’è la storia antichissima: gli Enotri (Età del Bronzo e del Ferro, 1700-720 a.C.) e i Brettii, che nel 356 a.C. fondano qui la loro Confederazione, con Cosenza – Consentia – come capitale. Poi nel 202 a.C. arriva Roma. • Al secondo piano c’è il Risorgimento: lo stesso complesso di Sant’Agostino fu carcere borbonico, probabilmente l’ultima prigione dei fratelli Attilio ed Emilio Bandiera, poi fucilati nel Vallone di Rovito.

Concludiamo a Cerenzia, KR, con VIVI LA NATURA. RESPIRA CERENZIA – in Piazza Municipio.
Il 7 e 8 novembre (programma gastronomico e culturale) e il 9 novembre (Festa di San Teodoro) si terrà la 4ª edizione – Biodiversità e Agroecologia – del Festival dell’Olio EVO e della tradizione contadina, con Sagra del pane e olio.
Un po’ di storia:
Cerenzia è antichissima, e ha addirittura due anime.
Il suo nome originale era Acerenthia / Akerentia, dal fiume Acheronte – oggi fiume Lese – che scorre ai piedi della rupe. Secondo Strabone fu fondata da Filottete, eroe greco compagno di Eracle nella guerra di Troia, secondo altri dagli Enotri, i primi abitanti dell’Italia meridionale.
Per 9 secoli, dal IX al XIX secolo, fu sede vescovile. La sua Cattedrale era dedicata a San Teodoro di Amasea, soldato romano martire del III secolo, che ancora oggi è il patrono e si festeggia il 9 novembre.
E c’è la leggenda che tutti a Cerenzia conoscono: quella del drago a sette teste che terrorizzava il paese, e che solo San Teodoro riuscì a sconfiggere.
Poi, nel 1844, il borgo antico – oggi Cerenzia Vecchia / Acerenthia – venne abbandonato per malaria e scarsità d’acqua, e la popolazione si spostò più a ovest, dove oggi c’è Cerenzia Nuova. Per questo la festa dell’olio si fa tra le rovine e la piazza nuova: è un ponte tra le due Cerenzia.
- Sabato 7: inaugurazione, novena, talk show su oliva e territorio, ore 21:00 concerto Febbre Italiana – lo show dance italiano • Domenica 8: escursioni, benedizione dell’Ulivo della Pace, pranzo solidale, stand gastronomici, animazione e giochi, degustazione guidata oli EVO, laboratorio stracciatella, sapone con l’olio, miele e api, foliage d’autunno, muro dei messaggi • Lunedì 9: Festa patronale di San Teodoro.






























