BORGHI DI CALABRIA: tutto quello che non sai
Il terzo appuntamento della rubrica oggi ci porta a Castrovillari, capitale del Pollino, che torna al centro del cinema etnografico italiano.
Dal 29 ottobre al 15 novembre 2026 torna la Rassegna Internazionale di Documentari Etnografici “Vittorio De Seta”, un appuntamento che unisce Castrovillari e l’Università della Calabria di Rende tra proiezioni, mostre, workshop, libri e incontri con registi e studiosi.
Non è una semplice rassegna. È un viaggio nella memoria del Sud, nel lavoro, nei riti, nei silenzi che De Seta sapeva ascoltare. Quest’anno si parte all’Unical con il workshop su Michelangelo Frammartino, si passa al CineTeatro Vittoria e al Protoconvento Francescano di Castrovillari con le mostre “Lettere dal Sud”, “Voci dal silenzio: Il lavoro dimenticato” e quella dedicata a Banditi a Orgosolo, fino al gran finale al Teatro Sybaris con il folklore e la premiazione dei documentari in concorso.
L’iniziativa, organizzata dalla Federazione Italiana Tradizioni Popolari ETS e dal Comune, con il patrocinio della Regione Calabria, celebra un’idea potente: le tradizioni non sono reperti da museo, ma vita che continua a cambiare.
Un po’ di storia:
Castrovillari non è un borgo nato ieri. L’area è abitata dall’età del ferro e poi dai coloni di Sybaris. Il nome che conosciamo oggi, Castrum Villarum – la fortezza dei villari – nasce in epoca bizantina e poi normanna. Nel 1064 viene assediata da Roberto il Guiscardo, passa agli Svevi, agli Angioini e agli Aragonesi, che nel 1490 completano il suo simbolo: il maestoso Castello Aragonese che ancora domina la città, alle falde del Pollino.
Un borgo di confine, di passaggio tra Jonio e Tirreno, che ha saputo rinascere anche dopo il grande terremoto del 1638 espandendosi verso nord.
Chi era Vittorio De Seta:
Palermitano di famiglia aristocratica, classe 1923, studia architettura a Roma e poi sceglie il cinema. Tra il 1954 e il 1959 gira dieci documentari brevi in Sicilia e Sardegna – Pasqua in Sicilia, Lu tempu di li pisci spata, Isole di fuoco – raccontando senza retorica pescatori, contadini, minatori, feste sacre.
È considerato il padre del cinema documentario italiano. Nel 1961 con Banditi a Orgosolo unisce neorealismo e sguardo etnografico e vince a Venezia. Scelse di vivere i suoi ultimi anni in Calabria, a Sellia Marina, dove è morto nel 2011.

Ci spostiamo a Pizzoni (VV) dove oggi 31 ottobre 2026, dalle ore 17:00, la Villa Comunale di Pizzoni si riaccende per il secondo appuntamento di Pizzoni in Festa – La Castagnata.
Castagne arrosto fumanti, stand gastronomici con i sapori tipici d’autunno, musica dal vivo, e un’area tutta dedicata ai bambini con giochi e laboratori. Un doppio appuntamento pensato proprio per riunire famiglie, curiosi e chi ama le tradizioni, in due serate semplici ma piene di quella convivialità che solo i borghi sanno dare.
Un po’ di storia:
Pizzoni è un borgo collinare ai piedi delle Serre Vibonesi, a circa 300 metri d’altitudine, attraversato dai fiumi Cerasia e Trivio. La tesi più attendibile dice che fu fondato intorno all’anno 1000 da abitanti di Pizzo Calabro fuggiti verso l’interno per sfuggire alle incursioni dei Saraceni dal mare – da qui il nome Pizzoni, i piccoli Pizzo.
Ha subito nei secoli il dominio di Normanni, Svevi, Angioini e Spagnoli. Era una “Motta”, un agglomerato di case appartenente alla Baronia di Vallelonga. Nel 400 era dei Duchi Caraffa, che qui costruirono una ferriera e una cartiera – vere industrie per l’epoca – sfruttando l’acqua dei fiumi. Entrambe vennero poi cedute al potente Convento dei Domenicani di Soriano e andarono distrutte nel terremoto del 1783. Oggi restano i nomi delle vie: Via Ferriera e Via Cartiera.
Feudo, poi contea domenicana acquistata nel 1652 per 70.000 ducati, divenne Comune autonomo nel 1811 dopo l’abolizione della feudalità voluta da Giuseppe Bonaparte. Piccolo, agricolo, spopolato negli anni ’50 e ’60 con l’emigrazione, Pizzoni è conosciuto oggi come il “Borgo dei Vasai” per la sua tradizione di ceramiche e terrecotte artigianali.
Un borgo che ha sempre vissuto tra acqua, terra e fuoco – e la castagna ne è il frutto simbolo.
Oggi alla Villa Comunale ritrovi proprio questo: il fuoco delle caldarroste, la terra dei prodotti tipici, l’acqua che ha fatto la storia di questo borgo.


Infine andiamo a CACCURI (KR) dove, domenica 8 novembre 2026, il borgo si veste di storia e sapori.
Torna a Caccuri, uno dei Borghi più Belli d’Italia in provincia di Crotone, la Festa d’Autunno, con il Patrocinio di Comune, Regione, Unione Europea, Ministero della Cultura e I Borghi d’Italia.
Una giornata intera tra vicoli medievali, mercatini e gusto. Si parte alle 10:00 con il tour guidato del borgo e del suo Castello, alle 11:00 aprono i mercatini hobbisti in Piazza di Porta Grande, alle 17:00 lo spettacolo itinerante degli Sbandieratori dal Convento e alle 19:00 la degustazione “Sapori d’Autunno” con prodotti tipici locali. A chiudere, sempre in piazza, il concerto della FLOREM band.
Un po’ di storia:
Caccuri nasce intorno al 1114, il nome significa “vetta”. Arroccato sulla Valle del Neto, ha come cuore il suo Castello: fortificazione bizantina trasformata in palazzo nobiliare dai Cavalcanti nel Seicento, dopo i Ruffo. Famiglie nobili, monasteri basiliani, la Cappella Palatina e il Rione Judeca con l’antica sinagoga lo rendono uno dei borghi più ricchi di storia della Calabria. Oggi è celebre per il Premio Letterario dell’Accademia dei Caccuriani e per la Sardella.
Un appuntamento che unisce cultura, tradizione e convivialità autunnale.































