Perseguita ex fidanzato, donna indagata per stalking a Reggio Calabria

Nella giornata di ieri i Carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria sono stati impegnati in un’operazione di esecuzione di 5 misure cautelari emesse dal Gip presso il Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Procura della Repubblica, per stalking. Numerosi sono i cittadini che si rivolgono alle Stazioni Carabinieri presenti sul territorio per un consiglio nella migliore delle ipotesi per rapporti sentimentali che spesso degenerano in vere e proprie persecuzioni che inducono le vittime a modificare le proprie abitudini di vita per sfuggire dalle continue vessazioni a cui sono sottoposte dagli autori dei reati. All’operazione hanno partecipato i militari delle Stazioni Carabinieri di Reggio Calabria – Principale, Rione Modena e Pellaro. Occorre preliminarmente  sfatare la convinzione generale che gli autori di questa tipologia di reati siano sempre di sesso maschile, la dimostrazione viene dalla misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima, notificata ad una donna, M.R.D., trentaquattrenne reggina. Le indagini condotte dalla Stazione di Reggio Calabria Principale, hanno avuto inizio con la querela presentata dall’ex fidanzato della donna, finito in un vero e proprio tunnel di minacce, violenze, insulti, aggressioni fisiche ed altro. La vicenda ha origine dal giorno in cui il ragazzo esterna alla donna di voler interrompere il loro rapporto sentimentale, da allora quest’ultima, accusata dei delitti di atti persecutori, sostituzione di persona, diffamazione aveva posto in essere una serie di comportamenti quali:

–       Effettua numerosissime telefonate, invia oltre 200 sms di contenuto minaccioso, ingiurioso e provocatorio;

–       Si reca nel negozio di prodotti ortofrutticoli del fratello del suo ex, prendendo a calci i cassetti di frutta spargendone il contenuto sulla strada, urlando nei confronti di tutti i clienti che il suo ex era un bastardo e che l’aveva messa incinta e poi abbandonata;

–       Aggredisce il suo ex con schiaffi e graffi strappandogli dal collo la collanina  d’oro, procurandogli delle lievi ecchimosi con una prognosi di due giorni;

–       Minaccia di morte molteplici volte il suo ex e la madre;

–       Crea un profilo Facebook falso, intestato ad una ragazza, entrando così in contatto con i parenti del suo ex pubblicando delle foto a lui riconducibili oltre ai suoi documenti sanitari, diffondendo dei giudizi a carico dell’uomo grevemente diffamatori ed offendivi per la reputazione del medesimo;

–       Consegna ai colleghi di lavoro del suo ex  un bigliettino dal contenuto diffamatorio nei confronti dello stesso.

Nel complesso un vortice di eventi che aveva travolto il giovane, tutti i suoi familiari e la stretta cerchia di amici. L’incubo dell’uomo nasce nel momento in cui conosce tramite una chat in internet, all’inizio del mese di settembre 2013, una ragazza con la quale intrattiene una breve relazione sentimentale. Dopo il terzo appuntamento i due giovani hanno un rapporto sessuale, la donna, nella circostanza, riferisce di prendere la pillola anticoncezionale. Dopo qualche giorno il giovane esterna l’intenzione di interrompere il loro rapporto, la donna a quel punto attua il suo piano, si finge in stato di gravidanza e anche di fronte al test risultato negativo, fatto in presenza dell’uomo, continua ad insistere affermando la inattendibilità del test. L’incubo dell’uomo finisce solo nel momento in cui si rivolge ai militari della Stazione Carabinieri di Reggio Calabria Principale, i quali, vista la gravità della situazione, iniziano una serrata ed articolata attività investigativa a riscontro delle dichiarazioni fatte dal denunciante e dalle altre vittime. Le risultanze investigative, condivise pienamente dal Pubblico Ministero, consentono al Gip presso il Tribunale di Reggio Calabria di emettere la misura cautelare ritenuta più adatta a far fronte alla situazione. Il Giudice, infatti, vagliate tutte le circostanze ha emesso nei confronti della donna la misura cautelare del divieto di avvicinamento, entro i 500 metri, alla persona offesa ed ai suoi familiari, imponendo, inoltre, il divieto di comunicare con le persone offese attraverso qualsiasi  mezzo di comunicazione.

Nella stessa giornata i militari della Stazione CC di Rc-Rione Modena hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di DATO Fabio, venticinquenne, reggino, con precedenti con l’accusa di atti persecutori. L’attività degli investigatori, avviata a seguito delle querele presentate da una donna, reggina, dal dicembre 2013 al gennaio 2014, ha consentito di raccogliere, gravi, precisi e concordanti indizi di colpevolezza in relazione al delitto di atti persecutori nei confronti del DATO. L’uomo, accusato di aver posto in essere numerose condotte minatorie, violente e persecutorie nei confronti della vittima, tali da cagionarle un perdurante  grave stato d’ansia e di paura nonché un fondato timore per la sua incolumità personale, è stato arrestato in esecuzione di una misura di custodia cautelare  in carcere emessa dal Gip presso il Tribunale di Reggio Calabria.

In ultimo, a Pellaro, i militari della locale Stazione Carabinieri, hanno eseguito una misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un’intera famiglia composta da padre, madre e figlia, per il reato di concorso in atti persecutori. Le indagini sono state avviate dai militari a seguito delle numerosissime denuncie presentate dai vicini di casa della famiglia sin dal Maggio 2013 e sino al febbraio 2014, oramai stremati da continue vessazioni poste in essere dalla famiglia consistenti in continue ingiurie, minacce, atteggiamenti ostili senza alcun giustificato e plausibile motivo. I comportamenti continui e insistenti degli arrestati aveva indotto tutti i membri della famiglia dei denuncianti in uno stato di profondo stress ed esasperazione. Il lavoro di ricostruzione dettagliato e minuzioso dei militari della Stazione Carabinieri di Pellaro ha consentito di raccogliere gravi, precisi e concordanti indizi di colpevolezza a carico di:

  1. CUTRUPI Nicolina, cinquantunenne di Reggio Calabria;
  2. MONTEPELOSO Donato, settantatreenne di Reggio Calabria;
  3. MONTEPELOSO Annunziata, ventitreenne di Reggio Calabria;

in ordine al reato di concorso in atti persecutori. Le vittime dei reati erano state costrette a mutare le proprie abitudini di vita per evitare di incontrare o incrociare in qualsiasi modo i tre arrestati.