Presidente Spirlì: “Non mi offende la parola ricchione- A 25 anni sono stato stuprato”

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Il presidente della Regione Calabria, Nino Spirlì, è intervenuto ieri sera nella trasmissione Quarta Repubblica condotta da Nicola Porro.

Nella puntata di ieri lunedì 3 maggio, si è discusso sul ddl Zan e sulla libertà di pensiero fino ad arrivare al “caso Fedez” che ha accusato la Rai di censurare gli artisti. Preso ad esempio anche l’intervento satirico della coppia Pio e Amedeo al centro della polemica per le loro battute sul politically correct che avrebbe “rotto il ca**o” a detta dei comici.

Spirlì in collegamento ha commentato così:

“Dico ricchione, dico negro, dico frocio. Le parole non possono essere bruciate come sono bruciati i libri. Perché poi chi ha bruciato le parole, i libri, alla fine ha bruciato anche le persone. Questo gay nazismo è imperante, sta diventando un grande pericolo per l’umanità!”.

Porro chiede al Presidente Spirlì: “Tu sei un omosessuale dichiarato, non hai subito violenze… Immagino che non sia stato facile”

Spirlì racconta così la sua drammatica storia:

“Io sono vittima di stupro. Io a 25 anni sono stato stuprato e lasciato morire, non so come ho fatto a svegliarmi dopo tre giorni di coma. Per ricostruire la mia vita ci ho impiegato 10 anni, per cui sono uno di quelli che sa perfettamente cosa significa la piaga della violenza. Io la piaga della violenza l’ho pagata quotidianamente. Non sono uno che parla a vanvera non sono le parole che mi offendono. Mi offende il sentimento che viene messo dentro le parole. Quando si parla di violenza bisogna capire che cosa si intende veramente- Non mi offende la parola ‘ricchione’ mi offendono le botte subite- continua Spirlì- Quello non dipende dalla parola ma dall’educazione che si dà alle persone- Tutto può essere insulto, ma sta nell’intenzione. Non sono le parole che devono essere perseguitate. Pio e Amedeo hanno fatto un monologo molto simile al mio. Dove sono stato attaccato da tutta l’organizzazione arcobaleno. Per loro sarei stato un omofobo, io non voglio essere incatenato a nessuna categoria”.

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