Soprintendenza verso il ripristino dell’angelo “Meloni” a San Lorenzo in Lucina: cosa è successo e perché è polemica

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Negli ultimi giorni si è sviluppata una vasta polemica culturale e istituzionale attorno a un intervento di restauro nella basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma, dove uno degli angeli affrescati avrebbe assunto, dopo la ritinteggiatura, tratti somiglianti alla premier Giorgia Meloni. La vicenda ha attirato l’attenzione dei media, suscitando dibattiti sulla gestione dei beni culturali, sull’autonomia artistica e sull’uso di immagini riconducibili a personaggi politici in luoghi sacri.

Durante il 2025 è stato effettuato un restauro di un affresco nella basilica – una cappella contenente due angeli che fiancheggiano il busto marmoreo di Umberto II di Savoia – per ripristinare un dipinto realizzato originariamente nel 2000. Dopo l’intervento, una delle figure angeliche ha mostrato un volto dai lineamenti molto simili a quelli della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

La notizia è rimbalzata sui media nazionali e internazionali, con numerose foto e confronti che hanno alimentato l’interesse pubblico e l’ironia degli osservatori. In risposta, la premier Meloni ha commentato scherzosamente sui social: «No, decisamente non somiglio a un angelo», accompagnando il post con un’emoji sorridente.

Il restauratore: “Non è Meloni, ho solo ripristinato l’opera”

A firmare l’intervento è stato Bruno Valentinetti, un sacrestano e decoratore-restauratore, che ha ribadito più volte di non aver voluto ritrarre la premier. Valentinetti ha spiegato che il suo compito era semplicemente riportare alla luce i disegni e i colori dell’opera originale conservata per 25 anni, e ha definito le affermazioni sulla somiglianza come “invenzioni” dei media.

Secondo il restauratore, la somiglianza percepita non è frutto di una volontà deliberata di raffigurare un volto contemporaneo, ma piuttosto dell’emergere di dettagli già presenti nel dipinto precedente che erano stati in parte cancellati dal tempo e dal degrado.

Reazioni: istituzioni, soprintendenza e opposizioni

La Diocesi di Roma, pur esprimendo sorpresa per la risonanza del caso, ha annunciato verifiche interne e ha collaborato con le autorità competenti per chiarire le circostanze del restauro.

Il Ministero della Cultura, su indicazione del ministro Alessandro Giuli, ha disposto un sopralluogo della Soprintendenza speciale di Roma per accertare la natura dell’intervento e per confrontare la documentazione dell’opera originale con quella attuale prima di decidere come procedere verso un possibile ripristino dell’aspetto originario.

Le opposizioni parlamentari hanno condannato l’accaduto come un potenziale abuso culturale, sostenendo che l’uso di volti riconducibili a figure politiche in un contesto religioso possa configurare una violazione delle norme sul Codice dei beni culturali, che impongono rigidi criteri scientifici negli interventi di restauro.

Il contesto e i prossimi passi

La contestata immagine dell’angelo ha attirato anche numerosi curiosi e fedeli nella basilica, creando un insolito fervore attorno all’opera d’arte. Tuttavia, le autorità culturali sono orientate a verificare gli archivi storici e documentali della Soprintendenza per individuare fotografie e progetti dell’opera originale realizzata nel 2000 e per stabilire eventuali discrepanze con l’attuale versione. Questi materiali serviranno come riferimento per un eventuale ripristino dell’originale, qualora si accerti che l’aspetto attuale differisca in modo non giustificato dai criteri di conservazione storica.

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