Smantellamento della tendopoli di San Ferdinando, il Patto territoriale chiede una revisione del piano operativo
Il Patto territoriale interviene sul piano di smantellamento della tendopoli di San Ferdinando e sull’apertura delle palazzine di Contrada Serricella, a Rosarno, esprimendo forti perplessità sulle modalità con cui il percorso è stato avviato. Pur ribadendo che il superamento del sistema dei ghetti rappresenta un obiettivo condiviso, il coordinamento denuncia la mancanza di un confronto con le istituzioni e chiede una revisione del piano operativo, proponendo soluzioni alternative basate sul recupero delle numerose abitazioni vuote presenti nella Piana di Gioia Tauro.
Il Patto territoriale, benché tuttora in attesa di un confronto da tempo formalmente richiesto e mai ottenuto, prende atto della decisione di procedere allo smantellamento della tendopoli di San Ferdinando e di aprire le palazzine di Rosarno in Contrada Serricella. Il superamento del sistema ghetto è da sempre la principale rivendicazione delle realtà che costituiscono il Patto: proprio per questo la fase avviata non convince.
Denunciamo le criticità delle soluzioni proposte dalle Istituzioni, che non tengono conto delle migliaia di case vuote a disposizione nel territorio. Da decenni la politica di accoglienza dei lavoratori braccianti nella Piana di Gioia Tauro rappresenta uno dei più grandi sperperi di denaro pubblico. In uno dei territori più impoveriti del Paese, la politica istituzionale ha fatto dello sperpero e dell’emergenza le due facce della stessa medaglia, senza che nessuno sia mai stato chiamato a rispondere dei propri errori. Gli stessi soggetti istituzionali che ieri hanno aperto le tendopoli oggi ne rivendicano lo sgombero, senza confrontarsi con i lavoratori, senza un processo partecipato e condiviso con le realtà umanitarie, associative e sindacali più competenti, senza coinvolgere i Comuni della Piana che si stanno spopolando e che potrebbero mettere a disposizione le case vuote per rigenerarsi.
Il Patto segnala in particolare l’assenza di una strategia gestionale a lunga scadenza: il piano operativo previsto non definisce in modo concreto e adeguato una visione che tenga conto di un’accoglienza dignitosa dei lavoratori braccianti durante il periodo di raccolta stagionale, con conseguenti rischi organizzativi e di ordine pubblico; l’inadeguatezza del censimento comunicato rispetto alle persone attualmente presenti nella tendopoli, alcune delle quali in condizioni di grave vulnerabilità sociosanitaria che richiedono percorsi di tutela specifici; e l’assenza di adeguate misure comunicative rivolte alla cittadinanza locale riguardo al piano operativo, elemento che può determinare incomprensioni e tensioni sociali.
Chiediamo alle Istituzioni competenti di fornire chiarimenti formali e di concordare possibili rivisitazioni del piano operativo, nel rispetto dei diritti umani e della proporzionalità ed efficienza della spesa pubblica. Proponiamo la creazione immediata di un pronto soccorso abitativo, sostenuto con i fondi del decreto Caivano bis, che prenda in locazione a proprio nome le case vuote e le assegni ai lavoratori a un canone sociale, in modo da affrontare la carenza di posti letto prodotta dallo sgombero.































