Carceri, 1.764 agenti aggrediti in quattro mesi: “La carneficina va fermata”

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Sono 1.764 le aggressioni subite dagli agenti della Polizia penitenziaria tra il 1° maggio e il 31 agosto 2026. Un dato che segna un aumento del 64% rispetto al primo quadrimestre dell’anno e del 42% rispetto allo stesso periodo del 2025.

A fornire i numeri è Gennarino De Fazio, responsabile della UIL FP Polizia Penitenziaria, sulla base dei dati appena forniti dalla Direzione generale delle specialità del Corpo di polizia penitenziaria.

“Secondo i dati appena forniti dalla Direzione generale delle specialità del Corpo di polizia penitenziaria, le aggressioni subite dagli agenti nel periodo 1° maggio – 31 agosto 2026 sono state ben 1.764, con un balzo del +64% rispetto al primo quadrimestre dell’anno (1° gennaio – 30 aprile) e del +42% a riguardo dello stesso periodo dell’anno scorso. In altre parole, oltre 14 operatori ogni giorno subiscono violenze da parte di detenuti. In particolare, ben 579 agenti hanno riportato prognosi fra 8 e 20 giorni, mentre per 27 di loro il periodo di guarigione è andato oltre i 20 giorni. Con questo trend, le aggressioni a fine 2026 supereranno quota 4.000, numeri assurdi per un paese e un sistema carcerario che vogliano ritenersi civili”, dichiara De Fazio.

“Gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria subiscono un numero di aggressioni di 10 volte superiore agli operatori di Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza messi assieme. È evidente, dunque, che non possa neppure parlarsi, banalmente, di rischi del mestiere, ammesso che debba esistere un mestiere per il quale si debbano subire costanti violenze, ma di una degenerazione criminogena del carcere che, palesemente, diviene generatore di violenze con lo Stato che si mostra sostanzialmente inerme e inerte allo stesso tempo”, spiega il dirigente sindacale.

“I poliziotti penitenziari, del resto, sono stretti nella tenaglia delle violenze a opera dei detenuti e della sottoposizione a procedimenti, penali e amministrativi, ogni qual volta sono costretti loro malgrado a intervenire, in adempimento del dovere, per il ripristino di un minimo di ordine e sicurezza utile a garantire una civile convivenza nelle carceri o anche solo per difendersi da vili aggressioni. A dispetto del diuturno impegno e della professionalità degli operatori, sottoposti anche a carichi di lavoro inenarrabili e a turnazioni di servizio che, al di là di ogni regola, si protraggono pure per 26 ore continuative, il sistema è ormai in buona parte fuori controllo sotto la spinta del sovraffollamento detentivo, della carenza negli organici del personale e della disorganizzazione che è solo in parte consequenziale. Sono 65.921 i ristretti stipati in soli 46.312 posti, mentre alla Polizia penitenziaria nelle carceri mancano almeno 20mila agenti, anche per via di assegnazioni soprannumerarie in uffici ministeriali e sedi extrapenitenziarie”, aggiunge De Fazio.

“Non è più tollerabile che ben 14 donne e uomini della Polizia penitenziaria ogni giorno vadano al lavoro sapendo che non torneranno a casa incolumi. Servono interventi immediati, concreti e tangibili per deflazionare la densità detentiva, potenziare compiutamente gli organici, rilanciare la formazione, implementare e garantire gli equipaggiamenti, assicurare l’assistenza sanitaria specie ai reclusi malati di mente e riorganizzare l’intero apparato mediante riforme strutturali. La carneficina va fermata, prima che accada l’irreparabile”, conclude De Fazio

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