Dopo le prime visite nelle carceri calabresi il Garante Muglia denuncia la carenza di personale sanitario e di reparti per detenuti con patologie psichiatriche

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Dopo le prime visite nelle carceri calabresi il Garante Muglia denuncia la carenza di personale sanitario e di reparti per detenuti con patologie psichiatriche.

Proseguono le visite istituzionali effettuate dal Garante regionale dei diritti dei detenuti e delle persone private della libertà personale, Luca Muglia, presso gli istituti di pena calabresi.
Il Garante regionale si è recato, infatti, presso le case circondariali di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria, nonché presso l’Istituto Penale Minorile e la Comunità Ministeriale per Minori di Catanzaro. In occasione della visita al carcere di Reggio Calabria il Garante Muglia ha avuto modo di incontrare, tra gli altri, il Provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, Liberato Gerardo Guerriero, il Garante comunale dei detenuti, Giovanna Francesca Russo ed il Garante metropolitano dei detenuti, Paolo Praticò. Nella giornata odierna è prevista la visita istituzionale presso la casa circondariale di Vibo Valentia.

Oltre a svolgere colloqui con i detenuti e ad accedere ai luoghi di detenzione, visionando le celle, i servizi e gli spazi ricreativi – prosegue la nota – il Garante ha incontrato i direttori degli istituti, la Polizia penitenziaria, i funzionari giuridico-pedagogici ed il personale sanitario. Sono state acquisite informazioni utili circa le modalità di funzionamento della sezione di Atsm(Articolazione per la Tutela della Salute Mentale)del carcere di Catanzaro, che opera tra mille difficoltà essendo allo stato attuale l’unica presente nella regione Calabria”.

“Quanto ai reparti di osservazione psichiatrica la situazione è molto grave – dichiara al riguardo Muglia -. Tali reparti, astrattamente previsti negli istituti di Catanzaro e Reggio Calabria, non sono in realtà operativi per mancanza di personale sanitario specializzato. In queste condizioni curare il disagio psichico diventa impossibile. I nodi irrisolti della questione psichiatrica in fase di esecuzione della pena aggravano la condizione dei detenuti e contribuiscono all’incremento esponenziale di atti di autolesionismo che nell’ultimo mese in Calabria si sono moltiplicati. Non si può pretendere che i funzionari e il corpo di polizia penitenziaria continuino a sopperire alle gravi criticità sopra indicate, è a rischio la tenuta dell’intero sistema”.

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