Nelle prime ore della mattina la Squadra Mobile di Reggio Calabria ha eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di 31 persone, emessa dal GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Nei confronti di un’altra persona è stata disposta la misura degli arresti domiciliari.
Le accuse, a vario titolo, riguardano associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, traffico di droga e violazioni in materia di armi. Il GIP ha inoltre riconosciuto diverse aggravanti, tra cui la disponibilità di armi, l’induzione al consumo di stupefacenti, la cessione di droga a minorenni e a soggetti in condizioni di vulnerabilità psichica, oltre alla prossimità della piazza di spaccio a una scuola primaria.
Le indagini, avviate nel 2023, hanno ricostruito l’attività di un gruppo criminale operante nella frazione Concessa di Catona, nella periferia nord di Reggio Calabria, specializzato nello stoccaggio e nella distribuzione all’ingrosso di ingenti quantitativi di stupefacenti. La droga veniva occultata in un casolare abbandonato, sorvegliato dai sodali, e successivamente confezionata e immessa sul mercato tra Reggio Calabria, Messina, Agrigento e altre province siciliane.
Tra gli acquirenti della struttura di Catona sono stati individuati soggetti legati al rione Marconi, dove sarebbe stata attiva una piazza di spaccio operativa 24 ore su 24, all’interno di un condominio di via Sbarre Superiori, con un flusso stimato fino a 300 acquirenti al giorno e un giro d’affari medio di circa 3.000 euro giornalieri.
Secondo quanto emerso, l’organizzazione era strutturata con ruoli ben definiti e veri e propri turni operativi, con compensi legati alle mansioni svolte. In alcuni casi, le attività di spaccio sarebbero state affidate anche a minorenni, talvolta con meno di 14 anni.
Gli indagati avrebbero inoltre esercitato il controllo del condominio di via Sbarre Superiori, trasformandone gli accessi e limitandone l’uso ai soli acquirenti, con modifiche strutturali dell’immobile e un sistema di videosorveglianza finalizzato a monitorare l’area e prevenire interventi delle forze dell’ordine.
Nel corso dell’indagine sono stati documentati anche episodi di estorsione legati ai cosiddetti “cavalli di ritorno”, con il recupero di veicoli rubati dietro pagamento.
L’attività investigativa ha portato complessivamente al sequestro di circa 40 chilogrammi di droga di varia tipologia.




























