Estorsioni e minacce con metodo mafioso: 5 arresti

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Nella mattina del 23 settembre 2026, i Carabinieri del Reparto Territoriale di Corigliano-Rossano, con l’ausilio del Nucleo Carabinieri Cinofili di Vibo Valentia, hanno eseguito 5 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti soggetti, su disposizione del G.I.P. del Tribunale di Catanzaro e su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

Quattro indagati sono stati sottoposti alla custodia cautelare in carcere, uno dei quali era già detenuto per altri reati, mentre per un quinto è stato disposto l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.

Gli indagati, attivi nel territorio di Corigliano-Rossano, sono ritenuti, in concorso tra loro, gravemente indiziati di numerosi episodi di estorsione aggravata dal metodo mafioso, consumati e tentati ai danni di diversi imprenditori agricoli e commerciali della zona.

Le accurate indagini, svolte dai Carabinieri e coordinate dalla D.D.A. di Catanzaro, avrebbero consentito di documentare 17 estorsioni commesse da parte di un locale gruppo familiare, il cui vertice era già ristretto in carcere.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il presunto capo dell’organizzazione criminale sarebbe riuscito, nonostante la detenzione, a impartire ai sodali le direttive per imporre le azioni estorsive mediante l’utilizzo di un cellulare illecitamente posseduto, utilizzato anche per minacciare le vittime e chiedere loro denaro e altre utilità.

Il gruppo avrebbe agito in maniera coordinata per veicolare le pretese estorsive ideate e programmate dal soggetto detenuto, esercitando una pressione intimidatoria anche attraverso la caratura criminale attribuita al capo del gruppo familiare.

Il tutto sarebbe stato ulteriormente amplificato dal fatto che le vittime venivano messe direttamente in contatto telefonico con lo stesso, nonostante fosse ristretto in carcere. Secondo l’ipotesi accusatoria, tale circostanza avrebbe consentito di accertare come gli indagati destinatari delle misure fossero inseriti nelle dinamiche ’ndranghetistiche, in ragione del metodo utilizzato nell’esazione delle estorsioni.

Al termine delle formalità di rito, gli indagati sottoposti alla custodia cautelare in carcere sono stati ristretti presso la competente casa circondariale, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria procedente.

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