Estorsioni nei cantieri, fermati due uomini: minacce e pressioni con il metodo mafioso

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Nuovo colpo alle presunte attività estorsive legate alla criminalità organizzata nel settore edilizio. Le indagini dei Carabinieri, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno portato all’esecuzione di un provvedimento restrittivo nei confronti di due soggetti accusati di aver tentato di imporre richieste estorsive facendo leva sull’appartenenza a una nota cosca di ’ndrangheta.

I Carabinieri della Compagnia di Locri, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria – Direzione Distrettuale Antimafia, hanno eseguito nei comuni di Bovalino e Platì un provvedimento di fermo di indiziato di delitto nei confronti di due persone accusate, in concorso, di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Secondo quanto emerso dalle indagini, i due avrebbero agito con il chiaro intento di favorire l’articolazione di ’ndrangheta dei Barbaro-Castani.

L’attività investigativa si è sviluppata attraverso il monitoraggio di alcuni cantieri edili presenti nell’area jonica reggina e ha consentito agli investigatori di raccogliere elementi ritenuti sufficienti per ricostruire due distinti episodi di tentata estorsione.

Gli inquirenti ritengono che il principale indagato si avvalesse del supporto di un complice con il ruolo di autista per raggiungere i luoghi in cui sarebbero avvenute le intimidazioni.

Secondo la ricostruzione investigativa, tra ottobre 2025 e marzo 2026 i due soggetti si sarebbero resi responsabili di due diversi episodi delittuosi. In una prima occasione, avrebbero fatto irruzione nel piazzale di un’impresa intimando al titolare di consegnare denaro contante, facendo riferimento alla caratura criminale della famiglia di appartenenza e allo stato di detenzione di alcuni sodali.

In un secondo episodio, avvenuto presso un cantiere edile, uno degli indagati avrebbe minacciato gli operai di bloccare completamente i lavori nel caso in cui non avesse potuto interloquire con i titolari dell’impresa, richiamando anche in questa circostanza l’appartenenza alla citata famiglia criminale.

Determinanti per le indagini sono state le individuazioni fotografiche effettuate dalle vittime e l’analisi dei sistemi di videosorveglianza, che avrebbero documentato il transito del veicolo in uso a uno degli indagati in orari compatibili con la commissione dei fatti contestati.

Gli investigatori hanno inoltre sottolineato il contributo fornito dalle vittime, che hanno deciso di denunciare gli episodi senza cedere alle pressioni e alle logiche intimidatorie delle locali famiglie di ’ndrangheta, collaborando con l’Arma dei Carabinieri.

Le indagini proseguono per verificare eventuali ulteriori collegamenti con altri episodi estorsivi avvenuti nel territorio.

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