Gamification, l’unico vero futuro del mondo del gioco (e non solo)

Quando si parla di gamification oggi si fa riferimento a una serie di cose: la più importante di queste non è tanto l’aspetto innovativo apportato, ma l’aspetto motivazionale che la stessa ha contribuito ad innalzare, modificare, ampliare e migliorare. Oggi è un must per tutti i settori conosciuti: lo è per il mondo dell’automobilismo, per lo sport, per i giochi, per la vita dei manager.

Il successo è stato praticamente certificato. La rivista Scientific American ha analizzato l’effetto delle ricompense sui cervelli degli individui. Queste, infatti, attivano istintivamente tre fattori sociali, declinabili in autonomia, ovverosia la capacità di raggiungere un obiettivo senza aiuti esterni, in valore, quando uno cerca di conquistare a tutti i costi un obiettivo superando i propri limiti, e in competizione e tutto ciò che ne consegue: stimoli e motivazioni.

Un esempio, in questo senso, viene dal mondo della telefonia mobile e in particolare dalle app, oggi veri e propri marchi di fabbrica degli smartphone.  Stiamo parlando del progetto educativo Prodigy Math Game, un classico esempio di gamification applicato al campo del learning. Si tratta di un gioco matematico rivolto a studenti di età compresa tra i 6 e i 14 anni. In Nord America e negli USA in particolare è stato un successo senza precedenti: 50 milioni di studenti lo hanno utilizzato nelle scuole, proprio perché si tratta di un gioco di ruolo classico, con combattimento a turni, in cui potenzialità e attacchi vengono scagliati grazie al superamento di enigmi, spesso complicati, di matematica. Adattati, in questo, al grado di scolarizzazione dell’alunno che vi accede registrandosi coi suoi dati. Un esempio di motivazione, autonomia, coinvolgimento.

Nell’universo dei giochi la gamification ha trovato terreno fertile su cui germogliare. Ne sono un esempio le nuove slot machine online, capaci di sostituire quasi del tutto le vecchie macchinette tradizionali. Slot e videogame hanno saputo creare un connubio a distanza: così diverse, in fondo così simili. Grazie anche ad un DNA pressoché identico: ai livelli da completare dei giochi le slot hanno risposto con sfide da superare per raggiungere un obiettivo declinato poi in vincita in danaro. Le luci che lampeggiano, la musica, ed altre animazioni sono altri stimoli che spingono il giocatore a dare il massimo. A livello motivazionale entrambe, slot e videogiochi, spingono il giocatore verso le motivazioni, o per meglio dire il “gambler’s fallacy” e chi più ne ha più ne metta.

“Si tratta di un fenomeno indubbio, ormai certificato – spiega Riverso di Gaming Insider -e soprattutto di un connubio che sia per slot sia per videogames ha innalzato l’asticella, stimolando la ricettività del giocatore e portandolo ad un continuo voler giocare. L’industria del gaming, per forza, continuerà a muoversi verso questa direzione. Vincente, senza dubbio”.