‘Ndrangheta, blitz antimafia della DDA: 15 misure cautelari per associazione mafiosa, omicidi, tentati omicidi ed estorsioni

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Nella mattinata odierna, 15 aprile 2025, in diverse province italiane tra cui Vibo Valentia, Catanzaro, Cosenza, Torino, Sassari, Teramo, Terni e Viterbo, i Carabinieri del Comando Provinciale di Vibo Valentia, con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori di “Calabria” e dell’8° Nucleo Elicotteri, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 15 persone (di cui 5 già detenute), gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio, tentato omicidio, estorsione aggravata dal metodo mafioso e detenzione e porto illegale di armi, tutti reati riconducibili a contesti di criminalità organizzata.

Un’operazione complessa, sviluppata attraverso un’articolata attività investigativa coordinata dalla DDA di Catanzaro e delegata ai Carabinieri del Comando Provinciale di Vibo Valentia, che si è protratta per un ampio arco temporale e ha fatto ricorso sia a intercettazioni tecniche sia alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, successivamente riscontrate sul piano investigativo.

Le risultanze, nella fase delle indagini preliminari – che richiederanno ulteriori verifiche nel contraddittorio con la difesa – hanno consentito di delineare la gravità indiziaria in relazione ai mandanti e agli autori di due eventi omicidiari maturati nel contesto della faida tra le ‘ndrine LOIELO ed EMANUELE, entrambe riconducibili alla locale di Ariola. In particolare, si fa riferimento all’omicidio di Zupo Antonino, avvenuto il 22 settembre 2012, e al tentato omicidio di Tassone Domenico, del 25 ottobre 2012, nel quale rimase accidentalmente ucciso Ceravolo Filippo, estraneo agli ambienti criminali.

Le indagini hanno inoltre ricostruito il tentativo della ‘ndrina LOIELO di riaffermare il controllo criminale nelle Preserre vibonesi, area nella quale la cosca EMANUELE aveva assunto una posizione egemone dal 2002, in seguito ai delitti che avevano colpito i vertici della precedente consorteria.

Tra i fatti contestati emergono anche due ulteriori tentati omicidi ai danni di Zupo Antonio, poi successivamente assassinato, oltre a episodi di estorsione aggravata dal metodo mafioso. In particolare, un imprenditore locale sarebbe stato costretto a versare circa 20.000 euro e ulteriori somme mensili non quantificate, mentre un’altra tentata estorsione avrebbe riguardato una ditta edile impegnata in lavori pubblici nel comune di Sorianello.

L’attività investigativa ha inoltre portato alla luce un articolato quadro relativo al traffico e alla detenzione illegale di armi, con il sequestro di 5 pistole e 7 fucili, tra cui un AK-47 Kalashnikov.

Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, sono state eseguite perquisizioni personali e domiciliari nei confronti di ulteriori soggetti ritenuti intranei alla struttura criminale, nell’ambito di una più ampia azione di contrasto alla criminalità organizzata di tipo mafioso.

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