Una lettera dal presente al passato, un legame familiare che attraversa le generazioni e una storia che torna a vivere tra i banchi di scuola. In occasione del 4 novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, l’Istituto Comprensivo Marvasi-Vizzone di Rosarno dedicherà un momento speciale alla memoria di Vincenzo Marvasi, il giovane rosarnese a cui è intitolata la scuola.
C’è un nome che gli alunni leggono ogni mattina entrando a scuola, ma di cui non tutti conoscono la storia. Oggi, attraverso le parole di un familiare, avranno l’occasione di scoprire la vita e il sacrificio di un uomo che ha lasciato un segno profondo nella memoria della sua famiglia e della comunità.
A scrivere è Diomede Malvaso, pronipote di Vincenzo Marvasi e Carabiniere, figlio di Beniamino Malvaso, il cugino più giovane con cui Vincenzo giocava da bambino a Rosarno. Un uomo che ha scelto di indossare l’uniforme ispirandosi proprio a due esempi familiari: quello del padre e quello del cugino Vincenzo.
Ma chi era Vincenzo Marvasi? Un giovane di Rosarno, professore e laureato in Lettere, colto e con tutta la vita davanti. Allo scoppio della guerra partì come carrista nell’11° Battaglione della Divisione Trieste. Morì a soli 29 anni, il 10 luglio 1942, nelle sabbie infuocate di Tel el Eisa, nel preludio della battaglia di El Alamein. Oggi riposa nel Sacrario Militare Italiano di El Alamein, in Egitto, insieme a migliaia di soldati italiani rimasti nel deserto.
In occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, la lettera sarà letta agli alunni delle classi quinte. Non una semplice lezione di storia, ma un ponte tra Rosarno e quel deserto, tra il 1942 e il 2026. Un modo per ricordare che il sacrificio di chi ha perso la vita non viene dimenticato, soprattutto quando una scuola continua a custodirne il nome e la memoria.
Di seguito il testo integrale della lettera.
LA LETTERA A VINCENZO
Caro Vincenzo,
ti scrivo oggi da un’epoca lontana da quel 10 luglio del 1942, quando, a soli 29 anni, hai lasciato la tua giovinezza e la tua cattedra tra le sabbie infuocate di Tel el Eisa. Tu, professore e laureato in lettere, che avevi dedicato gli anni migliori allo studio prima di salire sul carro dell’undicesimo battaglione della divisione Trieste, meriti che qualcuno ti racconti cosa è stato del tuo sacrificio.
Oggi riposi lontano, nel bianco silenzio del Sacrario Militare di El Alamein, sotto il sole dell’Egitto. Ma anche se la tua terra d’esilio è quel deserto, noi ti sentiamo vicinissimo a Rosarno.
A scriverti è tuo cugino, il figlio di quel Beniamino più giovane di te con cui giocavi da bambino, nonché nipote di tua madre. Mio padre ti guardava con ammirazione immensa; ti seguiva con una fiducia tale che, spinto dal tuo esempio, si arruolò volontario. Io non ho conosciuto l’orrore del fronte ma, guidato dalle vostre scelte, ho indossato l’uniforme dei Carabinieri, dedicando la mia prima nomina al tuo ricordo.
Voglio dirti che il tuo nome non si è perso. A Rosarno c’è una scuola che porta il tuo nome. Ogni giorno centinaia di bambini entrano in un edificio che si chiama Marvasi, e domani, 4 novembre, sentiranno la tua storia. Capiranno che la libertà in cui vivono è costata il tuo sangue.
Dormi in pace, cugino mio. Il deserto ti custodisca, ma Rosarno non ti dimentica.
Con affetto e con eterna riconoscenza,
tuo cugino.






























