Non può esserci sviluppo economico, né crescita sociale senza il pieno riconoscimento del lavoro delle donne e senza politiche efficaci per superare le disuguaglianze di genere. A pochi giorni dalla Giornata Internazionale della Donna, la Cgil Calabria richiama l’attenzione sulle difficoltà che ancora oggi molte lavoratrici affrontano, tra disparità salariale, precarietà e ostacoli all’accesso al mercato del lavoro.
“Non può esserci sviluppo, crescita economica né futuro per il Paese senza il pieno riconoscimento del lavoro femminile e senza politiche capaci di rimuovere le disuguaglianze di genere”. È quanto afferma la segretaria della Cgil Calabria, Celeste Logiacco, che alla vigilia dell’8 marzo lancia una riflessione sulla condizione delle donne nel mondo del lavoro.
Secondo Logiacco, non è più accettabile che molte donne siano ancora retribuite meno degli uomini a parità di lavoro. “Il lavoro delle donne non vale meno di quello degli uomini – sottolinea – e non può diventare un fattore a geometria variabile a seconda della regione in cui si vive”.
La segretaria del sindacato denuncia inoltre come molte lavoratrici siano ancora costrette a subire molestie sui luoghi di lavoro, episodi che spesso non vengono denunciati. Alla base di questo silenzio ci sono la precarietà occupazionale, la paura di perdere il lavoro e il timore del giudizio sociale, che troppo spesso finisce per colpevolizzare le vittime invece dei responsabili.
Occupazione femminile tra le più basse d’Europa
La situazione appare particolarmente critica in Calabria, dove la condizione occupazionale delle donne registra numeri tra i più bassi a livello europeo.
Secondo i dati citati dalla Cgil, solo il 33,1% delle donne tra i 16 e i 64 anni risulta occupato. Un dato che evidenzia come meno di una donna su tre abbia un lavoro regolare, spesso caratterizzato da contratti temporanei, part-time involontario e salari inferiori rispetto agli uomini.
Tra le categorie più vulnerabili figurano le giovani con basso livello di istruzione e le donne straniere, spesso impiegate in settori come agricoltura, ristorazione, alberghi e servizi alle famiglie. In questi ambiti, sottolinea il sindacato, persistono situazioni di sfruttamento lavorativo e caporalato, che colpiscono in modo particolare le lavoratrici migranti, più esposte a ricatti e condizioni di invisibilità sociale.
Servizi insufficienti e difficoltà di conciliazione
Un altro ostacolo importante all’ingresso nel mercato del lavoro è rappresentato dalla difficoltà di conciliare lavoro e famiglia.
“In Calabria – spiega Logiacco – i servizi di supporto alla genitorialità, come asili nido e strutture per l’assistenza agli anziani, sono ancora insufficienti o poco accessibili”. Questa carenza costringe molte donne a dover scegliere tra cura della famiglia e attività lavorativa, con conseguenze negative sull’autonomia economica e sul futuro previdenziale.
Maternità e discriminazioni sul lavoro
Secondo la Cgil, anche la maternità continua a rappresentare un fattore di discriminazione, sia nella fase di assunzione sia nei percorsi di carriera.
Per questo il sindacato chiede investimenti strutturali nei servizi pubblici, affinché la genitorialità venga riconosciuta come un valore sociale e non come un ostacolo all’occupazione femminile.
A incidere sulla condizione delle donne sono anche fattori culturali e sociali, legati a modelli che continuano ad attribuire alle donne la responsabilità principale del lavoro domestico e delle attività di cura.
Il rischio della povertà femminile
Queste condizioni producono effetti anche nel lungo periodo. “Le donne – sottolinea Logiacco – passano spesso da essere lavoratrici povere a diventare pensionate poverissime”. Una situazione aggravata da precarietà, carriere discontinue, bassi salari e dall’aumento dell’età pensionabile, che rischia di penalizzare ulteriormente chi ha avuto percorsi lavorativi frammentati.
La richiesta del sindacato
“La libertà e la piena emancipazione delle donne passano dal lavoro stabile e tutelato, equamente retribuito – conclude la segretaria della Cgil Calabria – dal rafforzamento del welfare pubblico e dei servizi di cura, ma anche da un profondo cambiamento culturale capace di superare stereotipi e ruoli di genere”.
Per il sindacato, solo attraverso politiche concrete per la parità di genere, il riconoscimento del lavoro femminile e il rafforzamento dei diritti sociali sarà possibile costruire una società più equa e favorire una reale crescita economica e sociale.































