Operazione Handover-Pecunia Olet, in appello confermate le principali condanne e due assoluzioni

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 La seconda sezione penale della Corte di Appello di Reggio Calabria, presieduta da Elisabetta Palumbo, ha pronunciato la sentenza nel processo relativo al troncone celebrato con rito ordinario dell’operazione antimafia “Handover-Pecunia Olet”, indagine della Direzione distrettuale antimafia che nell’aprile del 2021 portò all’arresto di 52 persone ritenute legate alla cosca Pesce di Rosarno. Il collegio ha confermato gran parte delle condanne di primo grado, ma ha disposto anche due assoluzioni.

Le condanne confermate

La Corte d’Appello ha confermato nel resto la sentenza emessa dal Tribunale di Palmi nei confronti di diversi imputati coinvolti nel procedimento.

Le pene confermate sono:

  • Pesce Francesco (classe 1988)14 anni di reclusione
  • Sorrenti Tiberio12 anni e 6 mesi
  • Seminara Giuseppe12 anni
  • Copelli Salvatore9 anni
  • Giovinazzo Francesco9 anni
  • Bellocco Domenico8 anni
  • Ciurleo Domenico3 anni e 6 mesi
  • Scattarreggia Arcangelo Michele1 anno

Le assoluzioni in appello

La Corte ha invece ribaltato la condanna inflitta in primo grado a Larosa Michele, che era stato condannato a 8 anni di reclusione per estorsione aggravata dal metodo e dall’agevolazione mafiosa.

Il collegio ha accolto l’impugnazione proposta dall’avvocato Domenico Infantino del Foro di Palmi, coadiuvato dall’avvocato Domenico Barone, disponendo l’assoluzione dell’imputato dopo la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale.

Assolto anche Palaia Antonino, difeso dall’avvocato Carmelo Naso, con la formula “perché il fatto non sussiste”. L’imputato era stato condannato in primo grado a un anno di reclusione per favoreggiamento.

Determinante la rinnovazione dell’istruttoria

Decisivo per il ribaltamento della sentenza di primo grado è stato l’esito della rinnovazione istruttoria richiesta dalla difesa di Larosa, che ha portato all’audizione della persona offesa Franco Daniele, rimasta inizialmente ignota nel corso del processo di primo grado.

Il teste ha ricostruito nel dettaglio il fatto estorsivo, spiegando che la richiesta di denaro, mai quantificata nell’importo, gli era stata rivolta dopo l’acquisto di un immobile. Secondo quanto riferito, chi avanzava la richiesta sosteneva che fosse consuetudine, in occasione di tali compravendite, versare una somma alla cosca dominante sul territorio.

Nel corso della deposizione la vittima ha però chiarito che Larosa Michele non aveva svolto alcun ruolo nell’interesse degli estortori. Al contrario, era stato lo stesso Daniele a rivolgersi a lui, in virtù di un rapporto di amicizia nato dall’essere proprietari di terreni confinanti, per chiedere un consiglio su come comportarsi rispetto alla richiesta di denaro. In quella circostanza Larosa gli avrebbe suggerito di assecondare la richiesta.

La requisitoria della Procura generale

Nel corso della discussione il sostituto procuratore generale Antonio Giuttari, richiamando i risultati emersi dalla rinnovazione istruttoria, ha chiesto l’accoglimento dell’appello proposto nell’interesse di Larosa Michele.

L’indagine sulla cosca Pesce

L’operazione “Handover-Pecunia Olet” è stata caratterizzata da una complessa indagine condotta dalla Procura DDA di Reggio Calabria, fondata in larga parte su un imponente sistema di intercettazioni ambientali.

Al centro dell’inchiesta è stata posta la storica cosca mafiosa di Rosarno “Pesce”, considerata una delle più potenti nel panorama della ’ndrangheta.

reati contestati a vario titolo comprendono:

  • associazione per delinquere di tipo mafioso
  • associazione finalizzata al traffico di droga
  • detenzione e cessione di sostanze stupefacenti
  • porto illegale e ricettazione di armi
  • estorsione e favoreggiamento personale aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosa

Secondo l’accusa, tra le figure di primo piano dell’organizzazione vi sarebbero stati i cugini Pesce Antonino (classe 1992) e Pesce Antonino (classe 1993), entrambi già condannati in via definitiva nel troncone del procedimento celebrato con rito abbreviato.

La dichiarazione della difesa

Dopo la lettura del dispositivo della sentenza d’appello, l’avvocato Domenico Infantino ha dichiarato:

In attesa che la Corte di Appello depositi la motivazione della assoluzione, rispettosamente riteniamo che attraverso la deposizione della persona offesa la condotta dell’imputato, sulla scorta della giurisprudenza della Cassazione e prescindendo da ogni giudizio di natura etica, sia stata qualificata come realizzata nell’esclusivo interesse della vittima e su impulso di quest’ultima, non idonea ad integrare un contributo rilevante nel concorso nel reato estorsivo”.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate nelle prossime settimane.

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