Calabria – Muore dopo le dimissioni dal pronto soccorso: familiari presentano denuncia

141
Ospedale - corsia

Un caso che solleva interrogativi sulla gestione sanitaria e sull’adeguatezza degli accertamenti clinici. La vicenda riguarda la morte di un uomo avvenuta pochi giorni dopo essere stato dimesso dall’ospedale, con i familiari che chiedono ora chiarezza attraverso un esposto alle autorità.


Si è recato in ospedale per difficoltà respiratorie che duravano da un paio di giorni, ma dopo la visita e alcuni esami è stato dimesso. Quattro giorni dopo è morto nella sua abitazione. È quanto accaduto nel Vibonese, precisamente a Dinami, dove la vicenda ha suscitato forte attenzione.

La vittima, Antonino Cavallaro, 70 anni, si era presentata il 28 marzo al Pronto soccorso di Vibo Valentia lamentando problemi respiratori. Dopo circa due ore trascorse in ospedale, durante le quali sono stati effettuati alcuni accertamenti, è stato dimesso e ha fatto ritorno a casa. Secondo i familiari, però, si sarebbe trattato di accertamenti non specifici rispetto al quadro clinico del paziente.

Nei giorni successivi, le condizioni dell’uomo sarebbero peggiorate: alle difficoltà respiratorie si sarebbero aggiunti gonfiori diffusi, sintomi che – secondo quanto riferito dalla famiglia – avrebbero potuto indicare una sofferenza cardiaca. La mattina del primo aprile, non riuscendo a contattarlo, i parenti si sono recati nella sua abitazione a Dinami, trovandolo purtroppo privo di vita.

Cavallaro viveva da solo, non era sposato e non aveva figli. In paese era molto conosciuto per aver gestito per anni un bar prima della pensione. Inoltre, aveva già programmato per il 15 aprile una visita a Roma per effettuare controlli cardiologici periodici, proprio a causa della patologia di cui soffriva.

I familiari hanno presentato una denuncia-querela ai carabinieri, ipotizzando possibili carenze nella gestione sanitaria. In particolare, si contesta la mancata esecuzione di esami diagnostici approfonditi e la mancata valutazione di un eventuale ricovero ospedaliero.

Il legale della famiglia, l’avvocata Anna Barone, ha già avviato le prime iniziative formali, chiedendo il sequestro della cartella clinica e annunciando la nomina di un consulente medico-legale in vista dell’autopsia. “Andremo fino in fondo per accertare eventuali responsabilità”, ha dichiarato, sottolineando la volontà di fare piena luce su quanto accaduto.

Articolo precedente Melicucco, viola il D.A.SPO. e si presenta in tribuna: arrestato dai Carabinieri durante la partita
Articolo successivoControlli sul lavoro irregolare: sospese quattro attività e sanzioni oltre 60mila euro