Al G.O.M. due trapianti renali da donatore vivente: quando la donazione diventa vita e la sanità pubblica fa la differenza

86
Ospedale - Sala Operatoria - Foto cardiologia


In un momento storico in cui il sistema sanitario è spesso al centro del dibattito pubblico, emergono storie che raccontano il volto più autentico ed efficace della sanità italiana: quello fatto di competenza, innovazione e umanità. È in questo contesto che si inseriscono due importanti interventi eseguiti al Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, simbolo concreto di eccellenza nel campo della trapiantologia.

Due storie di coraggio e di amore familiare hanno avuto luogo nelle ultime settimane, dove sono stati eseguiti con successo due trapianti di rene da donatore vivente. A rendere ancor più rilevante la notizia è il fatto che la procedura adottata ha permesso la dimissione rapida dei trapiantati: la degenza media di dieci giorni conferma il G.O.M. come punto di riferimento per la trapiantologia in Calabria.

Il primo intervento è stato un trapianto preemptive, effettuato prima dell’inizio della dialisi: un padre che dona un rene al proprio figlio, scegliendo di anticipare la malattia e restituirgli una quotidianità libera dalla dipendenza dalle macchine. Il secondo ha visto una signora donare al proprio fratello, già in trattamento dialitico, un organo capace di cambiarne radicalmente la qualità della vita. Due percorsi diversi, un unico filo conduttore: la forza dei legami familiari.

A rendere possibile tutto questo è stato il lavoro dell’U.O.C. di Nefrologia, che ha accompagnato le coppie in ogni fase: dalla selezione ai complessi accertamenti di idoneità, fino alla preparazione clinica e organizzativa. Centrale il ruolo del Responsabile del programma di trapianto da vivente e del case manager, che ha coordinato con precisione ogni passaggio, garantendo continuità assistenziale e sicurezza.

Prima degli interventi, i casi sono stati discussi in un confronto multidisciplinare che ha coinvolto nefrologiurologichirurghi generalianestesisti e professionisti dell’area infermieristica. Gli espianti sono stati eseguiti con tecnica robotica, confermando la scelta del G.O.M. di investire in tecnologie avanzate per offrire cure sempre più sicure e mininvasive.

In entrambi i pazienti la ripresa della funzione renale è stata immediata, con una pronta ripresa della diuresi. Le dimissioni si sono avute nel primo caso dopo appena 9 giorni, nel secondo dopo 11 giorni: un segnale clinico forte, che racconta meglio di ogni parola l’efficacia dell’intervento e la qualità del lavoro svolto dalle équipe delle Unità di NefrologiaUrologia e Chirurgia Generale.

Questi risultati assumono un valore ancora più significativo in un momento in cui, a livello regionale, si registra un rallentamento delle donazioni di organi. Il G.O.M. continua invece a portare avanti con determinazione la propria attività trapiantologica, sostenuto da una squadra coesa e da un modello organizzativo che mette al centro il paziente.

Un luogo dove la donazione diventa vita, e dove la sanità pubblica dimostra ogni giorno il suo valore.

Articolo precedente Gioia Tauro e traffici criminali nei porti: il nuovo report che accende l’allarme sulla Calabria