Gioia Tauro e traffici criminali nei porti: il nuovo report che accende l’allarme sulla Calabria

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I porti italiani si confermano snodi strategici non solo per l’economia, ma anche per i traffici illeciti. Un nuovo rapporto evidenzia il ruolo centrale di Gioia Tauro nello scenario criminale, tra sequestri record di droga, infiltrazioni mafiose e rotte internazionali della cocaina.

La Calabria e il porto di Gioia Tauro si confermano uno degli snodi centrali nei traffici criminali internazionali. Nel 2025 in Calabria sono stati registrati 15 casi di criminalità nei porti, seconda regione a livello nazionale dopo le Marche. Complessivamente, nel quadriennio 2022-2025, i casi salgono a 34, con Gioia Tauro in posizione di leadership regionale con 27 episodi.

Un quadro che emerge con forza dal rapporto “Diario di Bordo. Storie, dati e meccanismi delle proiezioni criminali nei porti italiani e oltre”, presentato da Libera, che fotografa una rete complessa di interessi illeciti che attraversa gli scali marittimi italiani.

Gli scali portuali si confermano infatti punti strategici dove si intrecciano economia legale e illegale, con 131 casi di criminalità registrati nel solo 2025 nei porti italiani, in crescita rispetto all’anno precedente. Complessivamente, tra il 2022 e il 2025, sono stati censiti 496 eventi criminali, uno ogni tre giorni.

In questo scenario, Gioia Tauro assume un ruolo centrale: negli ultimi dieci anni sono state sequestrate oltre 54 tonnellate di cocaina, rendendo lo scalo uno dei principali hub europei del narcotraffico. Le tecniche di occultamento risultano sempre più sofisticate, con droga nascosta in container, alimenti surgelati, materiali industriali e autoveicoli.

Secondo le analisi delle relazioni della Direzione Nazionale Antimafia e della DIA, tra il 1994 e il 2024 in Calabria sono stati censiti 56 clan mafiosi attivi in traffici illegali e attività economiche legali, non solo nei porti regionali ma anche in scali di Toscana, Campania e Liguria.

Il porto di Gioia Tauro si conferma così uno dei principali snodi del traffico internazionale di cocaina nel Mediterraneo, con collegamenti che arrivano fino al Sud America. Particolare attenzione viene posta alle rotte che collegano il porto calabrese allo scalo brasiliano di Santos, dove negli ultimi dieci anni sono stati registrati 345 sequestri di cocaina.

Il rapporto evidenzia inoltre come le organizzazioni criminali abbiano sviluppato una forte capacità di adattamento, infiltrandosi non solo nei traffici illeciti ma anche in attività economiche legali legate alla logistica portuale e ai servizi connessi.

Un sistema complesso che, secondo Libera, richiede non solo interventi repressivi, ma anche trasparenza, prevenzione e una strategia condivisa tra istituzioni e territori per impedire che i porti diventino spazi opachi dominati dalla criminalità organizzata.

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