Gioia Tauro, adesione al 75% allo sciopero dei portuali. Il lavoro portuale è usurante e i lavoratori lo hanno detto forte e chiaro

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Lo sciopero nazionale dei porti di oggi ha fatto registrare a Gioia Tauro un’adesione di circa il 75% tra le maestranze operaie nei primi turni. È un risultato importante in un porto dove precarietà e ricattabilità pesano su ogni scelta individuale. Ed è arrivato nonostante nei giorni scorsi i soliti noti, quelli che dovrebbero rappresentare i lavoratori, abbiano provato a scoraggiare l’adesione sostenendo che lo sciopero fosse illegittimo perché non proclamato dalle organizzazioni firmatarie del contratto.

Una tesi falsa, che i portuali hanno respinto nei fatti. Il diritto di sciopero è garantito dall’articolo 40 della Costituzione e appartiene alle lavoratrici e ai lavoratori, qualunque sia la sigla che lo proclama.

Stamattina tre operai su quattro si sono fermati, mentre chi aveva provato a spaventarli è entrato regolarmente a lavorare. Ancora una volta chi dovrebbe stare dalla parte dei lavoratori ha scelto di fare gli interessi dell’azienda. I portuali di Gioia Tauro lo hanno visto e hanno risposto nel modo più chiaro possibile, fermandosi.

Stamattina il presidio all’ingresso doganale del porto ha dato voce alle ragioni di una mobilitazione che attraversa tutti gli scali italiani. Il 7 maggio il Ministero del Lavoro aveva annunciato la convocazione di un tavolo tecnico per il riconoscimento del lavoro portuale come usurante ai fini pensionistici. A quasi cinque mesi di distanza quel tavolo non è mai stato convocato. Chi lavora su turni che coprono tutte le 24 ore, nelle stive e sulle banchine, tra carichi pesanti e mezzi pericolosi, con più della metà degli addetti operativi oltre i 50 anni, ha diritto a una tutela previdenziale che tenga conto del logoramento accumulato in una vita di lavoro.

Allo stesso tempo, in Parlamento un emendamento della Lega alla riforma dei porti punta a consentire alle imprese terminaliste di rifornirsi di manodopera direttamente dalle agenzie interinali, scavalcando il sistema dell’articolo 17 della legge 84/94. Significherebbe sostituire lavoratori formati ed esperti con personale precario e a basso costo, in un contesto dove la sicurezza dipende dall’esperienza. Ne chiediamo il ritiro immediato.

L’adesione di oggi dimostra quanto queste rivendicazioni siano sentite da chi ogni giorno fa muovere il porto. Chiediamo al Ministero del Lavoro una data certa per l’apertura del tavolo tecnico e al Parlamento di fermare un emendamento che aprirebbe le banchine al dumping salariale e alla precarietà senza regole.

Non ci fermeremo finché il lavoro portuale non sarà riconosciuto come usurante e finché l’articolo 17 non sarà messo al riparo da ogni tentativo di smantellarlo. Da Gioia Tauro a Genova, i portuali hanno dimostrato di non avere nessuna intenzione di arretrare.

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