Roy Biasi attacca Scopelliti: Tu quoque Brute fili mi

Riceviamo e pubblichiamo

Quando ho letto, qualche giorno fa, delle dichiarazioni del Presidente della Regione Scopelliti durante la presentazione del libro di Gianfranco Fini “Il Ventennio”, sono stato fortemente tentato ad esprimere le mie valutazioni sull’argomento. Tu quoque, Brute, fili mi, il più Berlusconiano di tutti, padre padrone del Partito in Calabria, che da Berlusconi e dal Pdl hai avuto politicamente la vita, ora, dopo aver già dato ampiamente prova della tua ingratitudine, insisti ancora e rincari la dose? L’ho pensato, avrei voluto dirlo, ma ho preferito tacere, anche per dare seguito alle indicazioni del nostro Presidente Berlusconi che, da buon padre di famiglia, ci ha chiesto di non essere critici ed ostili nei confronti dei nostri “cugini” dell’NCD.

Alcune osservazioni però risultavano troppo azzardate, e meritavano, anche in un tempo di “tregua” come quello che stiamo attraversando, quantomeno una puntualizzazione. Quello che infatti ha cercato di fare subito dopo l’Assessore Tallini, il quale, come da copione, si è beccato il solito peana, di uno dei tanti yes man della scuderia Scopelliti. Solita tattica, con una curiosa quanto insolita variante rispetto alla consuetudine: l’intervento in prima persona del diretto interessato che ha gridato al complotto, parlando di strumentale mistificazione delle sue parole.

Vorrà dire che le cose sono cambiate per davvero ho pensato, che l’Assessore Tallini, insieme ai tanti che, incluso il sottoscritto, non hanno dubitato della verità di quelle dichiarazioni, hanno preso un grosso abbaglio, che siamo in sintesi i soliti malpensanti. A pensar male si fa peccato, dice un vecchio detto, ma molto spesso si indovina. E come volevasi dimostrare, ecco apparire il video integrale di questo famoso intervento oggetto del contendere che ripristina quantomeno la verità dei fatti. Oltre 25 minuti di corsi, ricorsi, con tanto di aneddoti, nei quali è andata in scena la storia degli ultimi vent’anni del centrodestra italiano secondo Scopelliti. Accanto al nostro narratore, Gianfranco Fini, fra i protagonisti principali di quei vent’anni di storia, distante, indifferente e per alcuni versi contrariato di fronte ad un racconto in cui evidentemente non si riconosce affatto.

Tanti i passaggi degni di nota di questo appassionato racconto. Ad esempio quello in cui, per il ciclo il “Partito che vorrei – ma che non ho fatto” Scopelliti racconta cos’era AN e cosa non è riuscito ad essere il PDL. Quel Partito, dice Scopelliti, riferendosi ad Alleanza Nazionale, aveva delle regole, sapeva valorizzare le risorse del territorio, sapeva parlare alla gente, aveva un leader ma anche una classe dirigente attiva e coinvolta. In sintesi l’esatto contrario di ciò che Scopelliti ha fatto del Pdl. Ma la distruzione di quel Pdl, quel Partito che lo ricordo lo ha fatto eleggere Presidente della Regione, non è finita qui. Infatti, per il ciclo “c’eravamo – forse- tanto amati, Scopelliti continua il suo racconto passando in rassegna alcuni dei suoi ex compagni di viaggio: Verdini, il prepotente su cui alla fine riuscivo comunque ad avere ragione io, Scajola, l’innominabile che tanto mi ha fatto imbarazzare per quella vicenda della casa dove lui, (ma sia chiaro questa regola vale solo per lui) non poteva non sapere, per finire con Berlusconi, che mi dava appuntamento non appena alzavo il telefono per chiamarlo, ma che non avrei dovuto seguire, perchè quel PDL che lui ha voluto ha annacquato la destra e perchè infondo, la logica dell’uomo solo al comando, a cui bisogna dire sempre si, non fa bene al paese.

Potrei andare oltre, ma mi fermo qui, nel già citato rispetto del patto “vogliamoci bene”. È inutile forse recriminare sul passato, molto meglio guardare avanti, specialmente se lo si fa, come ora, portando avanti due punti di vista differenti. Con la solita coerenza che lo contraddistingue infatti, il Presidente Scopelliti ha fatto una scelta diversa per il suo futuro politico, memore forse di quei consigli a ritagliarsi un ruolo più consono alle sue caratteristiche da leader vero che il sottoscritto più volte gli ha sottoposto. Ha abbracciato con convinzione un altro progetto, contribuendo a dar vita ad un nuovo Partito, un grande Partito, il Partito, come definito dallo stesso,” dalle mani pulite”.

Beh, andiamo per ordine. In merito alla ventata di novità introdotta dal “Nuovo centro destra”, occorre dare atto che finalmente Scopelliti ha dato spazio ad altri. Al suo posto infatti ha preso la scena una timida ed impacciata deputata calabrese, che si è presentata alla platea con in mano una confezione di farmaci con impresso il simbolo del nuovo partito, adducendo che fossero la medicina per curare l’Italia.

Anche se qualche maligno ha fatto la battuta: “altro che medicine dentro ci sono le solite purghe pronte per chi non ha aderito al nuovo partito”. A me, onestamente, più che una confezione di farmaci, il nuovo simbolo ricorda l’inconfondibile marchio di Equitalia. E’ anche vero che comunque sempre di purghe si tratta.

In merito al fatto che quello messo in piedi da Alfano e co. sia un “grande partito” occorre rilevare invece, che effettivamente sono stati bravi. A Roma erano in tanti e noi speriamo, per un Centrodestra sempre più forte, che siano sempre di più. Il solito maligno, anche in questo caso ha voluto fare la battuta: ” A Roma hanno fatto il pieno, sono stati bravi, sono riusciti a portare quasi tutti i loro elettori.

Quanto infine alle “mani pulite” del nuovo partito, che dire, Scopelliti sarà forse poco riconoscente, avrà una visione un pò particolare della storia recente e potrà anche avere tutti i difetti di questo mondo, ma di sicuro, non manca d’ironia, tanto che il solito maligno, piuttosto che fare l’ennesima battuta, ancora sta morendo dal ridere.

            Roy Biasi