Boccassini: Operazione Platino conferma egemonia della ndrangheta in Lombardia

Operazione Platino. Secondo quanto scritto dal Gip di Milano Franco Cantù Rajnoldi nell’ordinanza emessa su richiesta del procuratore aggiunto Ilda Boccassini e del pm Paolo Storari la ndrangheta, avrebbero fornito una ”protezione a tutto campo” ad alcune discoteche milanesi, una ”protezione totale” attraverso una ”sorta di estorsione-tangente” dal cui pagamento gli imprenditori avrebbero tratto anche ”un cospicuo vantaggio”.

L’indagine che ha condotto all’arresto, da parte dei carabinieri e dei militari della Guardia di Finanza di Milano, di dieci presunti affiliati alla ‘ndrangheta, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, ”ha riconfermato la presenza pervasiva ed il controllo egemonico del territorio da parte dei ‘calabresi’, realizzato anche attraverso accordi con organizzazioni criminose omologhe ed ha portato all’arresto di  presunti componenti del gruppo criminale Barbaro-Papaliactra cui Agostino Catanzariti e altri presunti boss della ‘ndrangheta, ritenuto attivo da tempo in Lombardia. È emerso infatti che il gruppo controllava i servizi di sicurezza in alcuni locali milanesi e si era reso responsabile di numerose estorsioni.

In particolare le indagini, svolte anche dai militari della Guardia di Finanza di Milano, hanno consentito di scoprire l’esistenza di un circuito economico illecito i cui introiti erano stati destinati al sostegno dei vertici dell’ organizzazione criminale, già detenuti. L’inchiesta, spiegano i militari, «ha documentato l’efficace meccanismo di controllo dei servizi di sicurezza di alcune discoteche milanesi, la consolidata procedura di «recupero crediti», fondata sull’estorsione condotta con il metodo mafioso e il tradizionale canale di approvvigionamento economico derivante dal traffico illecito di sostanze stupefacenti».

Nell’inchiesta, che ha visto coinvolti 150 tra carabinieri e finanzieri gli uomini in esecuzione dell’operazione, in Lombardia e in Calabria, e che fa seguito all’esecuzione nel mese di maggio 2013 di altre otto ordinanze di custodia cautelare in carcere per traffico di sostanze stupefacenti la Dda di Milano ha riaperto le indagini sull’omicidio di un nomade, Giuseppe De Rosa, avvenuto oltre 37 anni fa, nel 1976, dopo una rissa in discoteca e rimasto senza colpevoli.