Caso Fallara, chiesti 5 anni di reclusione e interdizione dai pubblici uffici per Scopelliti

Reggio Calabria. Il pm Sara Ombra ha chiesto la condanna a 5 anni di reclusione per abuso e falso e l’interdizione dai pubblici uffici per lo stesso periodo per il governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti. Nella sua requisitoria  i dinanzi al Tribunale di Reggio Calabria, presieduto da Olga Tarzia, il pubblico ministero sottolinea come “Il livello politico sulla situazione dei bilanci del Comune di Reggio Calabria non poteva non sapere proprio per le reiterate richieste di chiarimento formulate dalla Corte dei conti. Emerge, a questo punto l’assenza di qualsivoglia interesse a controllare. Ed ai revisori dei conti – ha aggiunto – contestiamo di avere scritto cose false. Perchè mai persone con riconosciute professionalità diventano improvvisamente non in grado di esercitare azioni valutative ed affermano di non sapere?».
Il pm ha aggiunto che «Scopelliti  nominò la Fallara dirigente del settore finanza del Comune senza titoli e per il solo fatto che avesse con lei uno stretto rapporto di fiducia. Nei fatti era lei “l’assessore” come hanno detto numerosi testimoni durante il dibattimento, e anche il presidente dell’Assindustria di Reggio Cuzzocrea».
«Già nel 2006 – ha proseguito il pm – la Corte dei conti rilevava il disequilibrio di bilancio, lo sforamento del patto di stabilità interno, e tutto ciò avrebbe dovuto comportare il blocco delle assunzioni di personale e degli acquisti di nuovi beni e servizi e la cessazione dell’utilizzo di consulenze e professionalità esterne all’ente, ma tutto questo non fu fatto. Il buco di bilancio al Comune era una situazione tragica, come peraltro è emerso dalla successiva ispezione del Ministero delle finanze voluta dalla Procura di Reggio». Il pm ha parlato di «contabilizzazioni irregolari tra entrate e uscite; una rilevante esposizione finanziaria verso le società partecipate Leonia e Multiservizi; la non conformità nella sottoscrizione di uno swap con un importante istituto bancario, e addirittura, i reiterati e mancati pagamenti nei confronti dell’Enel. Non si pagava l’Enel ma contemporaneamente si pagavano 600 mila euro per le statue di Raparama collocate sul lungomare o 250 mila euro per Rtl. Uscivano soldi senza copertura effettiva di spesa».
Infine ha sottolineato come «sono stati attribuiti numerosi contributi elettorali ad associazioni a vario titolo senza la predeterminazione dei criteri, quindi in assenza di un regolamento comunale. Mi chiedo – ha proseguito il pm – quanti hanno chiesto di ottenere contributi, non hanno avuto risposta e per quali motivi siano stati scartati».