Il Pensiero Del Giorno. La Giornata Della Disabilità tra prospettive e speranze

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Qualche settimana or si è celebrata come ogni anno la giornata della disabilità.

Questa ricorrenza andrebbe celebrato non solamente attraverso annunci o belle parole ma anche e soprattutto come occasione di crescita e inclusione, se ciò non accadesse si rischia di cadere sul simbolico che diventa fine a se stesso.

Gramsci, affermava che affinché ci sia un cambiamento occorre che si operi nella prassi quotidiana, in altri termini con delle piccole azioni bisogna dare l’esempio che funga da dimostrazione all’interno del contesto socio- culturale. In Italia per stigmatizzare la condizione e i diritti vigenti troppo spesso, nonostante leggi, proclami e giornate a tema gli ultimi sono posti nel dimenticatoio.

Tanti sono infatti i giovani disabili, che sebbene risultino sub carta tutelati dalla legge, in realtà non lo sono. Essi vivono spesso situazioni di abbandono da parte delle famiglie e ancor più dallo Stato che non riuscendo a far fronte alla loro situazione non offre loro nessuna prospettiva.

Ancora oggi nonostante l’informazione e tanto simbolismo, il diversamente abile è condannato al proprio destino, avendo come unica speranza la famiglia, poiché ancora oggi non ha talvolta diritto di parola. Contestualmente alla situazione dei migranti, il disabile viene visto come problema da risolvere e non come fonte di ricchezza e di arricchimento.

Ad oggi poco è stato fatto affinché il diverso sia sinonimo di cambiamento e di visione, di motore verso una vera e propria rivoluzione di stampo culturale. Non basta l’accettazione ma un percorso di vera e propria conoscenza che ci permetta di scoprire noi stessi attraverso l’altro. Da ciò potrebbe scaturire l’accettazione prima di noi stessi e in seguito di chi ci sta di fronte, in quanto a livello inconscio rappresenta il represso o il rimosso. In altri termini l’uomo tende ad elidere l’idea del dolore, il portatore di handicap ne è l’emblema e per tale ragione viene emarginato dando vita ad una vera e propria cultura dello scarto.

L’accettazione del diverso avviene non col quanto o cosa, ma nel modo in cui si dona. Per cambiare il mondo e la prospettiva vigente non servono grandi cose ma semplicemente serve il ritorno all’umanità che esuli da un nichilismo ormai dilagante.

Francesco Grossi

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