Rosarno: Bonelli lascia, i dubbi restano. Chi lo ha “dimissionato” e perché?

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Le dimissioni di Francesco Bonelli, da assessore comunale di Rosarno, aprono un dibattito abbastanza complesso all’interno del centrosinistra cittadino. In realtà non è solo una questione di merito – e cioè su come abbia operato Bonelli nei quasi 5 anni di amministrazione – ma soprattutto di metodo. Le dimissioni, apparentemente pacifiche e serafiche, arrivano appena una manciata di ore prima del consiglio comunale, che ha discusso il bilancio, e che evidentemente portava in sé il rischio di chiudere in anticipo l’esperienza del sindaco Elisabetta Tripodi. La tempistica delle dimissioni, quindi, potrebbe significare che se quel passo indietro non fosse arrivato, forse staremmo qui a parlare del collasso di una giunta un anno prima del voto. Allora la domanda sorge spontanea: chi ha “dimissionato” Bonelli? L’ex assessore, dal canto suo, non è uscito sbattendo la porta, ma ha detto chiaramente che «la scelta è dettata da diversità di vedute all’interno della maggioranza, fino al rischio della stabilità dell’amministrazione comunale». Quindi se non avesse preso giacca e cappello, la giunta avrebbe rischiato di collassare. Dunque il punto è: chi non aveva più a genio l’attività di Bonelli, e soprattutto perchè la giunta avrebbe rischiato di andare in pezzi qualora egli fosse rimasto al suo posto? Il quesito rischia seriamente di rimanere senza risposta, visto che il sindaco e la giunta hanno affidato ad una stringatissima nota la loro posizione. Intanto hanno accettato le dimissioni di Bonelli, ringraziandolo – come si fa sempre in questi casi- per l’impegno profuso, aggiungendo solo che «resta l’amarezza di un percorso amministrativo che perde la sua collaborazione, caratterizzata dal superiore interesse del bene comune e della città». Il convitato di pietra, in tutta questa storia, però, resta uno: l’attentato incendiario subito da Bonelli la notte tra fine febbraio e inizio marzo. Quando l’auto dell’assessore fu data alle fiamme ci fu lo sdegno della sua maggioranza contro i criminali che avevano compiuto quell’empietà, ci fu la solidarietà dei suoi colleghi di giunta e dei consiglieri che lo esortavano a restare a combattere in trincea. I partiti della coalizione, soprattutto il Pd con esponenti regionali, adombrarono persino l’ipotesi di un attentato incendiario da parte di forze oscure in risposta all’impegno di Bonelli a favore della legalità e della buona amministrazione. In meno di due mesi tutto è stato cancellato e Bonelli è stato accompagnato alla porta. In pratica più che il fuoco dell’incendio ha potuto il fuoco amico. Non è andato via a seguito di un’intimidazione e invece salta per una presunta pressione politica degli alleati. Così finisce la parabola di un amministratore intimidito e che aveva catalizzato intorno a sé stima e incoraggiamento ad andare avanti. Dunque chi è che avrebbe messo a repentaglio la giunta se egli non avesse fatto un passo indietro? E per quale motivo? Nessuno lo ha detto. Oppure esiste un’altra chiave di lettura, basata sulla logica del merito, e che individuerebbe in Bonelli l’assessore meno performante, e quindi quel famoso rilancio amministrativo doveva passare dalla consegna del distintivo dell’ex assessore all’istruzione e innovazione tecnologica. E’ così? Avrebbe dovuto pagare Bonelli, da solo, per eventuali inefficienze del complesso della giunta?

Neppure questo è dato sapere. Anzi l’amministrazione sostiene che proprio lui ha prodotto un enorme contributo in termini di progetti e idee. E’ probabile che quest’ultimo colpo di coda sia liquidato come l’ennesimo e ormai quasi fisiologico abbandono subito da questa amministrazione. E stranamente, invece, in altri casi, per altri abbandoni, questa stessa maggioranza ha sempre chiesto e invocato chiarezza e verità. Stavolta la questione scivola via tra le pieghe della malinconia di fine mandato. Ai curiosi “di più non dimandare”, avrebbe detto Dante.

Domenico Mammola

 

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