Mammola risponde alla Mancuso: per formare un comitato pro Renzi non occorre la sua firma

Riceviamo e pubblichiamo

Leggo allibito, e non senza una punta di amarezza, il comunicato della segretaria del Partito Democratico di Rosarno, Stefania Mancuso, nel quale la stessa esprime giudizi di merito e, ovviamente gratuiti, sui componenti del Comitato – forse si doglie della mancanza di “signorsì” – e sulla scelta di fondare questo strumento di partecipazione anche in vista delle primarie di domenica prossima.

Ebbene, la Mancuso, evidentemente non sa, e mi spiace che troppe cose ignori, che per formare un Comitato in appoggio della candidatura di Matteo Renzi non è obbligatoria la sua firma, la sua vidimazione né la sua approvazione. Esiste un iter, che il sottoscritto ha rispettato, che consente la nascita di questo organismo. Peraltro un Comitato viene strutturato anche e soprattutto per attingere a forze sociali e persone che operano anche al di fuori del Partito Democratico. Ma anche questo, forse, la segretaria non lo sa o non gliel’hanno detto.

Ancor più spiacevole, inoltre, la circostanza che lo scorso 17 novembre alcuni iscritti –  ovviamente quelli che oggi fanno riferimento a questo Comitato – non sono stati invitati al voto sulle mozioni del Pd, evidentemente la segretaria si sarà dimenticata di dare ampio risalto alla convocazione, come invece in altri casi aveva fatto.

Nessuno si autoproclama né autoincensa si tenta, semplicemente, di offrire un contributo interno al partito, libero e senza bisogno di rispondere agli input del capo. Non sarà questo comitato a polemizzare contro il gruppo dirigente o il gruppo consiliare, è ovvio che del loro impegno e del loro operato dovranno rispondere agli elettori e ai cittadini.

Per quel che riguarda la vicenda delle tessere a Maria Borgese, Grace D’Agata e Giacomo Giovinazzo, dispiace che la segretaria dimostri di non sapere o ignori un’altra cosa – l’ennesima – ovvero che la commissione provinciale di garanzia, con verbale numero 25 del 7 novembre 2013, ha disposto «l’immediata registrazione di Grace D’Agata, Maria Borgese e Giacomo Giovinazzo nell’anagrafe degli iscritti 2013, restituendo loro l’esercizio dei propri diritti di iscritti al Partito Democratico». Una pronuncia, quella dell’organo di Garanzia del Partito, necessaria perché “qualcuno” si è “autoincensato” e “autoproclamato” così tanto, da sentirsi immeritatamente giudice supremo, custode ultimo della dottrina del partito e titolare di vita o morte politica delle persone. Tanto da essere, solo due giorni dopo, smentito.

A meno che la segretaria non gestisca un circolo personale e non ritenga superflue le regole, tanto basta per ritenersi membri a tutti gli effetti del Patito Democratico.

Nessuno, infine, tenta o ha tentato di farsi portavoce ufficiale del “verbo” di Renzi, e tantomeno si vuole porre al di fuori della democrazia del partito.

Il Comitato  sempre rispettoso non solo della dinamica democratica del partito, dei suoi iscritti, dirigenti ed elettori, ma anche dell’appuntamento delle primarie. Questo partito è patrimonio di tutti coloro che credono in esso, e va oltre le amministrazioni ed i singoli temporanei protagonisti. Il Pd è qualcosa di troppo importante per essere ritenuto il cortile di casa di qualcuno, il giocattolo per sollazzarsi appena il tempo di ricoprire una carica.

Rosarno ha tanti e tali problemi che sembra uno spreco di inchiostro e tempo ringhiare contro la costituzione di un comitato. Dalla segretaria ci saremmo aspettati prese di posizione su ben altre questioni che riguardano la città. Ma siamo certi che ci sarà tutto il tempo per discuterne, per confrontarsi sui temi caldi dell’attualità, sulle scelte del partito, sulle azioni dei suoi maggiorenti. Il tempo, si sa, è galantuomo. E in politica tutto torna.

 

 

Per il comitato per Matteo Renzi di Rosarno

Domenico Mammola