Sindache antimafia, la caduta degli dei

Sembra ieri il 12 luglio, quando in occasione della visita del Presidente della Camera Laura Boldrini a Rosarno, i primi cittadini di Monasterace e Rosarno e l’ex sindaco di Isola Capo Rizzuto venivano elogiate e poste su un piedistallo dal titolare dello scranno più alto di Montecitorio per il loro impavido impegno nella lotta senza frontiere alla criminalità organizzata in una terra difficile come quella calabra.

Sembra ieri, ma in pochissimi mesi tutto o quasi è cambiato. A fine agosto, infatti, la Lanzetta risultò essere iscritta sul registro degli indagati da parte della Procura di Locri per il reato di abuso d’ufficio, in quanto avrebbe acquistato i pali dell’illuminazione per il suo Comune, con una trattativa privata, anziché con un regolare appalto pubblico, poca cosa per una paladina della giustizia e della legalità, ma sicuramente qualcosa in più di una piccola macchia.

Ancor più immacolata l’immagine del sindaco di Rosarno Elisabetta Tripodi, che nel corso degli anni ha fatto incetta di premi in ogni dove per il suo impegno contro la ndrangheta.

Coraggio e tenacia che però l’hanno costretta a vivere sotto scorta in seguito alla lettera minaccia del boss mafioso Rocco Pesce. Senonché proprio per tale vicenda è stata oggetto di critiche prima, da parte dell’opposizione cittadina, che ha accusato il sindaco Tripodi per la mancata costituzione di parte civile nel processo scaturito in seguito alla lettera minatoria, e successivamente da un’icona dell’antimafia quale Adriana Musella, presidente dell’Associazione Antimafia Riferimenti.

Della vicenda si è interessato anche il Fatto quotidiano di Travaglio, segnalando come sia strano che un’icona antimafia non si sia costituita in un processo di tale importanza.

A ciò aggiungasi, per completezza di cronaca, che Pesce per la famigerata lettera minatoria è stato assolto dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria con formula piena.

Ma anche fin qui poca cosa, specie nel caso del sindaco Tripodi, che ha spiegato ampiamente, anche con successive polemiche e smentite, il perché di tale scelta.

La vera bomba che ha forse definitivamente scalfito il mito delle sindache antimafia calabresi, è l’arresto dell’ex sindaco di Isola Capo Rizzuto Carolina Girasole. Indagata non per abuso d’ufficio, come nel caso della Lanzetta, ma per il ben più grave reato di voto di scambio.

Chissà cosa penserà il Presidente della Camera Boldrini, che nel corso della sua visita a Rosarno elogiava “ la riforma del voto di scambio la quale prevede che per far scattare il reato di voto di scambio accanto alla consegna di denaro anche ogni altra utilità”.

Così come nella vicenda riguardante il Sindaco di Rosarno, anche nel caso dell’arresto della Girasole è intervenuta la Musella, la quale rileva la” necessità di essere cauti nell’ attribuire patentini antimafia e nel creare facili miti”, specificando come  “l’antimafia sia un sentimento inviolabile e non un mezzo per fare carriera, business e immagine, denunciando che invece, l’espressione è troppo spesso abusata”.

Sia per la Lanzetta che per la Girasole si tratta di procedimenti ancora in fase di indagini, mentre sulla Tripodi ci sono solo accese discussioni e nulla più, ma in presenza di questi fatti ognuno può trarre le sue conclusioni.

Angelo Zurzolo